Lo spartitraffico come una lapide, dove lasciare i fiori e una lacrima per porgere omaggio e onorare il ricordo. Quel pezzo di marciapiede di cemento, coperto dai lumini e con due angioletti di ceramica, è l'altare per ricordare Pasquale Apicella, il poliziotto del commissariato di Secondigliano morto il 27 aprile scorso mentre tentava di sventare un furto in banca. Questa mattina in via Calata Capodichino c'erano i colleghi per rendergli l'ultimo omaggio, gli occhi lucidi e le labbra contratte dietro le mascherine.

Due pattuglie dei carabinieri, altre due della Guardia di Finanza, che si sono incontrate sul luogo dello schianto mortale. Nessuna cerimonia solenne, ma gli onori dovuti per un padre di famiglia, un uomo perbene e un servitore dello Stato che è deceduto mentre seguiva quella passione che lo aveva portato a vestire la divisa dopo tanti sacrifici. Che non si tirava indietro quando si trattava di spendersi per aiutare qualcuno, anche se c'era da rischiare. Che alle preoccupazioni del padre, alle raccomandazioni di essere prudente, ribatteva: "Tu pensa a fare le ceramiche, io penso a fa' ‘o guardio". Un ragazzone che, come hanno ricordato in chiesa durante l'omelia, c'era sempre per tutti: "Per qualsiasi cosa, chiamma a mmè".

I colleghi gli hanno tributato un altro saluto, dopo quello che c'era già stato davanti alla Questura di Napoli e al commissariato di Secondigliano, dove Lino lavorava. Oggi i "fratelli di giubba" di Lino Apicella hanno deposto i mazzi di fiori sullo spartitraffico mentre nella Chiesa Cristiana Evangelica di Secondigliano si svolgevano i funerali dell'agente scelto. Divisa di diverso colore, ma tutti con la stessa testa. "Nec recisa recedit", nemmeno recisa retrocede, "Nei secoli fedele", "Vicini alla gente", i tre motti che indicano tutti la stessa passione e la stessa missione: sempre, e da sempre, a difesa.