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Avevano organizzato non solo i ruoli, ma anche il piano di lavoro: cinque furti al giorno, per cinque giorni alla settimana, dedicando però preferibilmente il venerdì alla consegna dei veicoli rubati agli spacciatori. E il weekend, ovviamente, libero. Le automobili rubate venivano trasportate a Secondigliano e a Casoria, dove venivano ispezionate alla ricerca di sistemi di allarme, e poi rivendute ai ricettatori; per ogni veicolo i promotori intascavano 250 euro, gli esecutori del furto 50 euro. Con arnesi ad hoc riuscivano a superare gli antifurto, ma il loro tallone d'Achille erano i bloccasterzo.

Le indagini sui furti d'auto tra Napoli e Caserta

La banda di ladri d'auto è stata smantellata dai carabinieri della Compagnia di Capua (Caserta), che hanno eseguito oggi, 26 novembre, una ordinanza di applicazione di misura coercitiva emessa dal gip di Napoli su richiesta della Procura nei confronti di 6 indagati, accusati di associazione per delinquere finalizzata ai furti, in particolare di automobili; il provvedimento è stato eseguito tra Casoria, Afragola e Napoli.

Le indagini erano durate dal febbraio al settembre 2018, avviate dai carabinieri di Variano Scalo (Caserta) e condotte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, dopo il furto di un'automobile avvenuto il 21 febbraio nei pressi della stazione ferroviaria di Vairano – Caianiello. Con una serie di servizi di osservazione, appostamenti e pedinamenti, e con le intercettazioni, i militari hanno scoperto che dietro quell'episodio c'era una organizzazione strutturata, ricostruendo 11 furti di veicoli o parti, dei quali 8 consumati e 3 tentati, commessi tra nel province di Napoli, Caserta e Latina. Il lavoro dei carabinieri ha permesso di rintracciare e restituire ai proprietari cinque delle automobili rubate.

Cinque furti al giorno e weekend libero

Il lavoro era programmato costantemente: era prevista la realizzazione di almeno 5 furti al giorno, per cinque giorni alla settimana, e possibilmente dal lunedì al giovedì, in modo da lasciare il quinto giorno, il venerdì, per la consegna dei veicoli ai ricettatori. Per far fronte alle spese la banda aveva istituito anche una cassa comune, da cui attingere per il reclutamento di nuovi elementi che potevano servire per furti specifici o semplicemente per portare le vetture rubate ai ricettatori.

Il gruppo aveva fatto anche un investimento: 600 euro per comprare uno "spinotto", che serviva a decodificare le chiavi delle vetture prese di mira. Se avevano trovato il modo per aggirare gli antifurti elettronici, quelli meccanici rimanevano un problema: dalle indagini è emerso che i dispositivi bloccasterzo erano gli unici temuti dalla banda.

Per ogni automobile rubata e rivenduta i promotori guadagnavano 250 euro, mentre a chi aveva materialmente preso la vettura venivano dati 50 euro. I veicoli venivano controllati in aree apposite a Secondigliano e a Casoria, dove venivano "bonificati", ovvero ispezionati per verificare se ci fossero degli antifurti satellitari o sistemi di geolocalizzazione. I ladri puntavano alle vetture nuove, da poco immatricolate, che potevano essere usate anche per il "cavallo di ritorno", ovvero per estorcere ai proprietari del denaro in cambio della restituzione.

La banda di giovanissimi ladri d'auto

Come capo della banda è stato identificato Luca Iodice, detto Luchetto, 24 anni, colpito da custodia cautelare in carcere; Raffaele De Rosa, 29 anni, Luigi Esposito, 24 anni, detto ‘o chiatto, e Domenico Quindici, detto Nico, 24 anni, sono invece accusati di fare parte del gruppo e sono stati sottoposti agli arresti domiciliari e all'applicazione del braccialetto elettronico; infine, Carmine Acampa, detto Carminiello, 23 anni, e Giovanni Rullo, detto Giannino, 22 anni, sarebbero stato reclutati per specifici furti e sono destinatari dell'obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria.