La scoperta di una scheda di memoria nascosta tra collane e orecchini in un portagioie, a un anno dalla morte di Tiziana Cantone, ha dato vita al libro inchiesta del giornalista, Luca Ribustini e dell'avvocato, Romina Farace, ‘Uccisa dal web: La vera storia di un femminicidio social', da oggi in libreria. Il libro, scritto a sei mani con la mamma di Tiziana, Maria Teresa Giglio, parte proprio da quei 27mila messaggi contenuti nel dispositivo e ritrovati dopo 12 mesi dal tragico suicidio di Tiziana nella villetta di Mugnano, tragico epilogo di mesi di gogna virtuale. Una morte, quella della ragazza dei ‘video hot‘, di cui, secondo la tesi del libro, portano il peso migliaia di persone. Quelli che non ha rimosso i contenuti, quelli che hanno continuato a diffonderli anche quando ne era stata chiarita la natura privata, quelli che hanno fatto di Tiziana un brand per merchandising, un tema di barzellette e sfottò, mettendo a segno quello che viene definito ‘un femminicidio virtuale'.

Tiziana, Sergio e i video

Una verità altra da quella conosciuta, e contenuta in questi 27mila messaggi, è il tema del libro, ma anche il ricordo del tracciato di vita personale di Tiziana raccontato da sua madre, Maria Teresa Giglio, che dopo la tragedia ha raccolto la battaglia che doveva essere di Tiziana: difendere il diritto alla privacy delle persone.  In questi giorni è iniziato anche il processo a carico di Sergio Di Palo, l'ex fidanzato di Tiziana oggi imputato dei reati di calunnia, falso e accesso abusivo a dati informatici. Proprio lui era al fianco di Tiziana quando sono stati diffusi i video privati, salvo poi uscire di scena una volta finita la loro storia. Per il caso Cantone si indaga inizialmente per l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio a carico di ignoti, fascicolo che è stato alla fine archiviato per mancanza di elementi.