"Non paghiamo il pizzo. Se vengono, sanno che ci sono le forze dell'ordine, c'è lo Stato. Se vengono a chiedere soldi, sanno che avranno a che fare con loro". Poche ore dopo la bomba che ha danneggiato gravemente il suo negozio Marco Conte, titolare del negozio di abbigliamento Madamalù, è chiaro: non sa chi sia stato, né ha mai ricevuto minacce, ma nel caso qualcuno si faccia avanti per tentare di imporre il pizzo ne ricaverà soltanto una denuncia.

Il giovane, intervistato da Fanpage.it, ha ricostruito quello che è successo nella notte scorsa, quella tra il 1 e il 2 ottobre, quando i carabinieri hanno suonato al suo citofono per chiedergli di seguirli perché era successo qualcosa nel suo negozio. Una volta arrivato in via Marconi, Conte ha capito di essere rimasto vittima di un attentato: la deflagrazione aveva sventrato l'ingresso, danneggiato i muri e spaccato le vetrine, quelle più vicine all'esplosione erano andate in mille pezzi e le schegge di vetro erano state scagliate all'interno del locale. La dinamica è stata ricostruita grazie alle telecamere di videosorveglianza: nelle immagini, spiega ancora il titolare di Madamalù, si vede una persona che intorno alle 00.20, quando le strade non sono ancora deserte, si avvicina da solo ad una delle vetrine del negozio e appoggia qualcosa a terra; si tratta dell'ordigno, che scoppia una manciata di secondi dopo.

Le indagini sono in corso e i carabinieri stanno cercando di delineare i contorni dell'accaduto, ma non ci sono dubbi che si sia trattato di un gesto doloso e di un attentato. Una ritorsione, più probabilmente una intimidazione. Di quelle che solitamente portano la firma della camorra quando si tratta di "piegare" un commerciante che non vuole sottostare al pizzo, o, come accaduto spesso, del sistema che i gruppi criminali usano per annunciare che a breve si faranno vivi per la riscossione.