Era già un simbolo dell'antimafia il magistrato napoletano Catello Maresca, che annovera nel suo curriculum, tra i tanti successi, l'arresto del boss dei casalesi Michele Zagaria. Nelle ultime settimane ha denunciato con forza la scarcerazione dei mafiosi a causa del Coronavirus, è apparso in Tv e sui giornali scagliandosi contro la decisione del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Agli insulti ricevuti sui social network hanno risposto centinaia di migliaia di persone. Da quel momento è stato un fiorire di gruppi Facebook, petizioni, attestati di stima che gli chiedono di scendere in politica candidandosi alla Regione Campania contro Vincenzo De Luca. Dal gruppo "Sinergie per Maresca" a "Io sto con Catello Maresca" e tantissimi altri contenitori social è un tam tam continuo, sul magistrato antimafia si riversano le speranze di chi si oppone allo strapotere di Vincenzo De Luca. Lui per ora porta avanti le sue battaglie come ha sempre fatto, con la sua associazione "Arti e mestieri", ma intanto dal mondo del commercio a quello della scuola le pressioni sono forti.

Lo incontriamo a margine di una iniziativa in videoconferenza nella sede di Confesercenti a Napoli per chiedergli se ci sta pensando. "Innanzitutto gli attestati di stima arrivati dopo gli insulti per essermi schierato, da uomo delle istituzioni, contro la scarcerazione dei boss mafiosi, mi fanno piacere – esordisce il pm anticamorra – vede fare antimafia in questo paese significa anche questo, sostenere un movimento culturale, e diventarne anche un modello ed io chiaramente sono lusingato da questa cosa". Maresca sembra parlare già da politico, ma come precisa lui stesso: "Io faccio politica tutti i giorni, con la mia associazione, stando vicino alla gente, nei quartieri difficili". Ma arriviamo al dunque: "Ci sta pensando o no?". "Io resto un uomo delle istituzioni, faccio il magistrato e mi auguro di poterlo fare fino a quando avrò forza – spiega – se tra 10,15 o 20 anni arriverà una chiamata per dare un contributo diverso da uomo delle istituzioni in un palazzo diverso dal palazzo di giustizia, allora la valuterò. Ma mi auguro che questo avvenga il più tardi possibile, questo vorrà dire che la politica funziona e non ha bisogno di Catello Maresca in altri ruoli se non quello del magistrato". Non sembra affatto una chiusura, piuttosto la definizione di uno spazio che il pm napoletano vorrebbe fondamentalmente civico e non legato a logiche di partito. Se nel centro destra gongolano, dopo lo stop alla candidatura di Stefano Caldoro da parte di Matteo Salvini, è nelle altre aree politiche che Maresca potrebbe fare breccia.

Sulle sorti di De Luca peseranno anche le 3 inchieste della Procura della Repubblica di Napoli sulla gestione dell'emergenza Covid 19, sempre che i tempi della giustizia coincidano con quelli elettorali, visto che proprio in queste ore la data più probabile per le elezioni regionali sembra essere diventata quella del 12 e 13 settembre prossimo. "Se tutto è stato gestito bene dipenderà anche dalle inchieste che si sono aperte – sottolinea Maresca – fatti che anche Fanpage.it ha segnalato nel suo lavoro. Però credo che il problema della burocrazia in questa fase sia un problema reale, io credo che proprio ora sia necessario mantenere i controlli che garantiscano sulle infiltrazioni mafiose negli appalti, e tagliare tutto il resto. Certo bisognerà poi intervenire con durezza anche rispetto a chi avrà avuto un comportamento che sarà ritenuto illecito nell'accesso e nell'uso dei fondi pubblici". Intanto gli chiediamo come è stata gestita l'emergenza Coronavirus in Campania secondo lui: "I napoletani sono stati bravi, spesso hanno bisogno, per carattere, ad essere un po' spinti per rispettare le regole – spiega Maresca – ma siamo stati bravi, così come magari tra un po' gli studi medici ci diranno che siamo stati anche fortunati. Ora però il rischio più grande è quello delle infiltrazioni criminali, la grande manovalanza a disposizione della camorra, così come l'assenza di liquidità che porta a riciclare in attività lecite i guadagni illeciti. Lo Stato deve fare preso ed è già in ritardo, il ritardo con cui si è intervenuti è incide sull'efficacia stessa delle misure che rischiano di arrivare quando ormai è troppo tardi"