Sono molti i quartieri di Napoli oggi considerati a tutti gli effetti residenziali ma che un tempo erano invece meta di villeggiatura. Tra questi rientra a pieno tiolo il quartiere dei Colli Aminei, delimitato ad ovest e a nord dal Vallone di San Rocco, a est dalla salita di Capodimonte, a sud dai valloni dello Scudillo e delle Fontanelle. Questa zona della città ancora oggi particolarmente ricca di spazi verdi, tra cui il Parco del Poggio, era per l'appunto meta privilegiata di vacanza per la sua aria salubre, per la tranquillità e per la presenza di folti boschi. E i primi a scoprire la bellezza di questo luogo e a beneficiarne furono proprio i romani, la cui presenza è testimoniata dai ruderi del Mausoleo della Conocchia, un monumento sepolcrale romano.

Le origini del nome

Ma da dove deriva il nome di "Colli Aminei"? Due sono le principali interpretazioni. Una fa risalire il nome all'aggettivo "ameno", in riferimento alla bellezza del luogo da cui deriva il nome attuale. Un'altra interpretazione fa risalire il nome "Aminei" ad una popolazione della Tessaglia, che colonizzò la zona nel periodo dorico, impiantando sulla collina oggi chiamata di Capodimonte numerosi vigneti che producevano il famoso vino amineo, meglio noto come Falerno.

L'estrazione di Tufo

L'urbanizzazione di questo quartiere ha inizio tardivamente rispetto alle altre parti della città, non prima degli anni '60. Fino ad allora la zona era considerata esterna alla città e ciò ha appoggiato fenomeni come quello dell'estrazione del tufo, in particolare nei pressi del vallone di San Rocco, sia a cielo aperto, sia tramite cave sotterranee. Inoltre durante la Seconda guerra mondiale le grotte sono state utilizzate per garantire la continuità produttiva delle industrie aeronautiche napoletane anche sotto i bombardamenti alleati.

La Villa abbandonata

Scrittori, artisti, poeti giornalisti, musicisti, insomma il meglio dell'intellighenzia napoletana degli anni '60. Per le sue stanze sono passati tanti esponenti culturali di rilievo, tra cui per ultimo il pittore Antonio Bertè che la abitò fino agli anni '80 quando poi dovette abbandonarla per il sisma. Del grande artista campeggia ancora la sigla sul terrazzo ma è una delle poche cose che ne ricordano i fasti, oggi la Villa di Campagna dei Marchesi Caselli, residenza storica e icona inconfondibile dei Colli Aminei, versa nel più totale stato di degrado, occupata dai senza fissa dimora.