
Ore concitate al Comune di Napoli a caccia di 200 milioni di euro e rotti da restituire a Cassa Depositi e Prestiti entro il 15 dicembre prossimo. Si tratta dell‘anticipazione di liquidità che Palazzo San Giacomo ha richiesto alla società controllata dal ministero dell'Economia e delle Finanze il 28 febbraio scorso per far fronte ai pagamenti alle imprese del 2018. Una marea di soldi, che adesso dovranno essere restituiti. E al Comune non manca qualche tensione. Molti dipendenti in questi giorni temono ritardi per il pagamento delle tredicesime a fine anno. Ma l'assessore al Bilancio e vicesindaco Enrico Panini getta acqua sul fuoco: “Non è così – assicura – Sto apprendendo adesso di queste voci. Ad oggi non ho segnali che vadano in questa direzione”.
Un mega-prestito per non bloccare i servizi pubblici
Ma perché il Comune ha chiesto 200 milioni a Cassa Depositi e Prestiti? Il problema risiede nella tempistica dei trasferimenti che ogni anno il Governo nazionale ripartisce tra i diversi enti locali. Soldi indispensabili per mandare avanti la vità delle comunità. Generalmente le risorse arrivano ad anno inoltrato. Per far fronte alle spese quotidiane, dei primi mesi dell'anno, quindi, è prassi per i Comuni chiedere un anticipo su questi fondi allo Stato che viene concesso a inizio anno e restituito a dicembre. Finora, il prestito aveva raggiunto un tetto massimo di 4 mensilità su 12. Con l'ultima legge finanziaria, però, il Governo nazionale l'ha ridotto a 3 mensilità. Palazzo San Giacomo, come altri comuni, a gennaio si è trovato in difficoltà a pagare i fornitori e molti servizi sono andati in sofferenza.
A garanzia dell'anticipo gli incassi dalle tasse e dalle dismissioni
Come soluzione alternativa, il Governo allora ha previsto la possibilità di potersi rivolgere a Cassa Depositi e Prestiti o ad altre banche per un prestito a tasso agevolato, da restituire però entro il 15 dicembre. A garantire la restituzione dei fondi le risorse incassate dalla riscossione dei tributi e dalla dismissione del patrimonio. Anche il Comune di Napoli ha aderito all'iniziativa, candidandosi con Cassa Depositi e Prestiti per 200 milioni e 200 mila euro. Una bella boccata d'ossigeno che ha consentito di non fermare i servizi. Ma che adesso va restituita. Da qui, il lavoro che stanno facendo gli uffici della ragioneria per chiudere il cerchio sui conti.
L'anticipazione di liquidità non rappresenta, comunque, una forma di indebitamento. Il Comune, quando ha aderito all'iniziativa ha iscritto in bilancio sia l'anticipo che la sua restituzione entro dicembre. I soldi sono stati poi utilizzati per pagare le fatture commerciali al 31 dicembre 2018 inserite nel cronologico dei pagamenti.
Il caso Abc, l'azienda ha fatto causa al Comune per le fatture delle fontane
A complicare le cose, sul tavolo di Palazzo San Giacomo c'è anche la patata bollente dell'Abc, che vanta dal Comune 59 milioni di crediti, a fronte di debiti per 14 milioni. Per risolvere la situazione quest'anno si è firmato un accordo transattivo sul grosso della cifra. Oltre 18 milioni di euro oggetto del riconoscimento del debito. Altri 14,5 milioni di euro, invece, sono stati accantonati da Abc in un apposito fondo rischi. Tra l'azienda speciale dell'acqua pubblica e Palazzo San Giacomo, però, si è innescato un contenzioso sui soldi anticipati dall'Abc per la gestione delle fontane cittadine. Le carte sono finite in mano ai giudici. Ma la situazione dovrebbe risolversi entro la fine dell'anno in maniera “pacifica”, con la regolarizzazione di tutte le posizioni. Entro l'inizio del 2020, quindi, saranno portati al consiglio comunale i bilanci dal 2014 al 2018 (Abc ha adottato finora solo quelli dal 2014 al 2016).
