Stop del Consiglio di Stato a Monumentando, il progetto del Comune di Napoli per il restauro dei monumenti cittadini tramite le sponsorizzazioni pubblicitarie. Il supremo organo amministrativo respinge il ricorso di Palazzo San Giacomo e della Uno Outdoor sulle Torri Aragonesi e conferma la sentenza di primo grado del Tar Campania del 27 novembre 2018 che aveva già sospeso gli atti comunali che avevano affidato alla società sponsor gli ulteriori lavori di consolidamento delle torri – interrotti temporaneamente dopo un crollo avvenuto con il cantiere di restauro già avviato – senza bando e attraverso una variante che aveva di fatto prorogato i termini per l'esposizione dei teloni pubblicitari a pagamento sul cantiere. In spregio anche del parere critico dell'Anac.

Condannato il Comune, dovrà pagare anche le spese legali

Per la Sezione V del Consiglio di Stato, presieduta da Francesco Caringella – Angela Rotondano, consigliere estensore – invece, i ricorsi in appello del Comune e della Uno Outdoor sono “entrambi infondati e vanno respinti”. Il consolidamento delle torri doveva essere fatto già a monte, senza costi aggiuntivi, poiché era oggetto del bando iniziale. Sia l'Ente che la società sono stati anche condannati al pagamento di 15mila euro di spese di giudizio. I giudici amministrativi hanno dato ragione alle società pubblicitarie Avner Lavi Holdings Ltd e The Wall Media srl e all'Associazione Culturale Mario Brancaccio, difese dagli avvocati Ezio Maria Zuppardi e Gaetano Brancaccio, nella battaglia legale con il Comune e la Uno Outdoor.

Il Consiglio di Stato boccia Monumentando

Le argomentazioni del Comune e della Uno Outdoor, scrivono i giudici amministrativi nella sentenza depositata oggi, “non sovvertono la sentenza impugnata: la modifica progettuale oggetto della controversa variante non aveva affatto carattere imprevedibile alla luce dello stato, definito pessimo, di conservazione delle Torri, già evidenziato nelle schede tecniche e noto al momento dell’originaria progettazione esecutiva. Né il crollo verificatosi in costanza di lavori poteva ritenersi episodio patologico che consentisse di mutare il quadro progettuale o la tipologia dei necessari interventi, poiché come visto la scheda tecnica del monumento già faceva riferimento ad una situazione connotata da “dissesti statici, parti mancanti o distacchi”.

Per i giudici amministrativi "procedura da rifare"

“Il Comune – prosegue la sentenza – in sede di riesercizio del potere, dovrà evidenziare le ragioni per le quali il consolidamento strutturale sia stato escluso dalle obbligazioni assunte in sede di partecipazione alla gara”. “Correttamente – scrive il Consiglio di Stato – il primo giudice ha rilevato come l’illegittimità della delibera affiorasse anche sul versante della stima del valore dell’appalto, in quanto la perizia di variante ai lavori di restauro delle Torri aragonesi non aveva neppure rispettato il limite del quinto” dell'importo dei lavori. “Avendo rapportato l’importo dei maggiori costi degli interventi aggiuntivi (715.365,64 euro) al valore stimato dell’intero contratto di sponsorizzazione (3,5 milioni) anziché al valore del solo lotto IX (Torri del Castello del Carmine, 486mila euro); per altro verso, tale criterio di computo dei maggiori costi presentava le medesime criticità già riscontrate nella delibera ANAC in quanto non teneva conto degli ulteriori utili conseguibili dall’impresa sponsor in ragione del prolungamento dei tempi di esposizione pubblicitaria presso il cantiere”.

La conclusione: “Violate le regole per le sponsorizzazioni”

“Deve effettivamente rilevarsi (come già evidenziato dalla delibera ANAC) – prosegue la sentenza – una non corretta applicazione della disciplina della sponsorizzazione da parte del Comune, sotto il profilo della determinazione dell’importo contrattuale negli atti di gara, commisurata esclusivamente al valore dei lavori di restauro da eseguire e del tutto disancorata dall’effettivo valore della controprestazione a favore della società, consistente nella cessione di spazi pubblicitari, contro le indicazioni fornite dalle Linee guida ministeriali di cui al decreto 19 dicembre 2012: queste ultime precisano, infatti, che nelle sponsorizzazioni l’importo di base della procedura selettiva, ossia la soglia minima da indicare nell'avviso pubblico, sulla quale sollecitare le offerte in rialzo dei candidati sponsor, non può e non deve essere automaticamente identificato nel valore dei lavori, dei servizi e delle forniture richiesti e da eseguire o acquistare, ma “deve tenere conto soprattutto del valore del ritorno pubblicitario e di immagine”.

I comitati: “Ora si fermi Monumentando”

Esultano le associazioni civiche. “La sentenza del Consiglio di Stato – spiegano gli avvocati Gaetano Brancaccio ed Ezio Maria Zuppardi fa da spartiacque, perché statuisce in maniera inappellabile che tutta l’operazione Monumentando non rispetta né il decreto del 19 dicembre 2012 né le linee guida ministeriali alla base di tutte le corrette sponsorizzazioni. Il Comune adesso ci spieghi perché per 3 anni e mezzo, anche dopo la sentenza sfavorevole del Tar e il parere negativo dell'Anac, invece di prenderne atto e adeguarsi, abbia raddoppiato l’operazione Monumentando, portandola anche a livello di Municipalità".

"Ad oggi – proseguono i legali – sono stati aperti nuovi cantieri di restauro già coperti di pubblicità, da Piazza Di Vittorio al monumento a Salvo D'Acquisto in piazza Carità. Per questi motivi si procederà nei prossimi giorni a depositare una cronistoria degli avvenimenti giudiziari legati all’appalto Monumentando presso la Procura della Repubblica di Napoli perché possa valutare la condotta del Comune, esposto anche al mancato introito di rilevanti proventi pubblicitari".

"Già nella prima conferenza stampa su Monumentando, a marzo 2016 – conclude Brancaccio – chiedemmo a gran voce di revocare l'appalto, vista l'assoluta mancanza delle giuste professionalità nell'esecuzione dei restauri, l'evidente sproporzione tra incassi delle coperture pubblicitarie e importo dei lavori e soprattutto che con il camerale della Camera di Commercio si era rilevata la presenza al 30% della compagine della società Uno Outdoor di una società fiduciaria, cioè con soci segreti. Già solo questa ultima considerazione sarebbe bastata per revocare a norma di legge l'affidamento dell'appalto. È infatti contrario alla normativa antimafia assegnare un'appalto pubblico ad una società che ha nella compagine soci segreti”.

La travagliata storia di Monumentando

Il progetto Monumentando del Comune prevedeva un bando pubblico per individuare un'impresa con la quale stipulare un contratto di sponsorizzazione tecnica per la progettazione ed esecuzione dei lavori di restauro di 27 monumenti cittadini. In cambio, la società avrebbe potuto esporre i teloni pubblicitari sul 50% delle impalcature del cantiere e beneficiare dell'esenzione del canone di occupazione suolo pubblico e dello sconto del 50% sulla tassa per le pubblicità. Il bando è stato aggiudicato il 28 marzo 2013 alla agenzia pubblicitaria Uno Outdoor srl, unica concorrente a presentare un'offerta, che aveva indicato poi le imprese di restauro. “In fase di gara – è ricostruito nella sentenza del CdS – la società Uno Outdoor non aveva offerto ribassi sui tempi di esecuzione stimati a base di gara, ma aveva proposto, come offerta migliorativa, di eseguire la manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni restaurati per un periodo di dodici anni successivi all’ultimazione dei lavori. La convenzione tra il Comune di Napoli e la società aggiudicataria è stata sottoscritta, rispetto all’intervenuta aggiudicazione, soltanto in data 7 ottobre 2016; nelle more, sono stati però consegnati in via di urgenza (per ragioni riferite al cattivo stato di conservazione dei monumenti e in taluni casi ad asseriti rischi per la salute pubblica) otto lavori, di cui cinque sono stati portati a compimento prima della stipula del contratto”.

Il caso delle Torri Aragonesi

La battaglia legale scoppia però sul restauro delle Torri Aragonesi di via Marina. Il progetto di restauro viene approvato a novembre 2016, assieme al guado del Carmine, la fontana della Marinella e la murazione aragonese, per un importo lavori di 795mila euro di lavori e un quadro economico di 1,1 milioni, interamente a carico della società sponsor. "I lavori hanno inizio il 7 novembre 2016, ma, a causa del crollo di un tratto del paramento lapideo di una delle torri, vengono sospesi". La Soprintendenza, dopo un sopralluogo, ordina la messa in sicurezza e immediate indagini diagnostiche per un progetto di consolidamento strutturale.

Il 15 giugno 2017, la Uno Outdoor presenta una perizia di variante che prevede “una maggiore spesa di 715.365,64 euro rispetto all’importo stimato del lotto, ritenendo tuttavia che tale maggiorazione fosse compresa nel quinto dell’importo originario del contratto complessivamente considerato e quindi potesse essere considerata una variante". Il 14 febbraio 2018 viene sottoscritto l'atto di sottomissione col quale la Uno Outdoor accetta l'affidamento dei lavori aggiuntivi e la proroga dei tempi di esposizione pubblicitaria. Ma fioccano i ricorsi di associazioni e società di pubblicità che ritengono violati i principi della concorrenza, perché non si è proceduto alla gara e non si è tenuto conto del parere critico dell'Anac del giugno 2017. Il Tar accoglie i ricorsi. Decisione confermata oggi anche dal Consiglio di Stato.