Sforato di 21,6 milioni il piano di risanamento nel 2018. Il Comune di Napoli chiude l'anno con un disavanzo presunto di 1,6 miliardi e un recupero di soli 71,6 milioni rispetto ai 93,2 che si era prefissato come obiettivo. Le risorse non recuperate andranno a costituire un extradeficit che Palazzo San Giacomo si porterà sul groppone per i prossimi 3 anni (dovrà riassorbire 4 milioni in più quest'anno, 9 nel 2020 e 8,6 nel 2021), in aggiunta a quanto già previsto, per una media di oltre 80 milioni l'anno. A certificarlo sono i revisori dei conti, che ciò nonostante hanno espresso «parere favorevole» sulle delibere del bilancio di previsione triennale 2019-2021, anche se con molti suggerimenti e prescrizioni. Ok anche al Documento Unico di Programmazione (Dup) e al piano di recupero del disavanzo. Il motivo dello sforamento dei 21,6 milioni? «La parziale realizzazione degli accertamenti previsti per il contrasto all'evasione – scrive il Collegio composto da Nicola Giuliano, presidente, Giuseppe Criscuolo e Giuseppe Riello componenti – con particolare riferimento alla Tari. E il persistere delle difficoltà connesse alla vendita degli immobili».

Ma a spaventare è la voragine dei debiti fuori bilancio, che per l'anno appena concluso supera i 55 milioni di euro. Ben 44,3 milioni da gennaio a ottobre. Più altri 10,8 milioni da novembre a dicembre. Da coprire tramite le dismissioni degli immobili comunali, le alienazioni della rete del gas e mobiliari. Il Collegio in proposito suggerisce di «eliminare il fenomeno dei debiti fuori bilancio in quanto tali debiti per loro natura sono accadimenti che nel corso dell’esercizio dovrebbero avere carattere di straordinarietà ed eccezionalità e non divenire una sorta di regola di estinzione dei debiti». Bacchettata dei revisori anche sulla Nota Integrativa dell'assessorato al Bilancio allegata al documento contabile: «Tenuto conto della complessità e della rilvanza del Comune di Napoli, appare in alcuni punti scarna, limitandosi a una esposizione non esaustiva».

L'ok al bilancio 2019-2021, però, è condizionato a una serie di prescrizioni. Tra queste, «adottare misure di razionalizzazione della spesa ai fini di un rigido contenimento e di un controllo della stessa. Limitare il più possibile l’utilizzo delle entrate straordinarie non ripetitive a copertura delle spese correnti. Ridurre, se non evitare, la difficoltà di liquidità e il conseguente ricorso alle anticipazioni tesoreria. Monitorare costantemente i termini di pagamento ai fornitori al fine di evitare l'aggravio di interessi moratori e migliorare l'indicatore annuale di tempestività dei pagamenti. Realizzare il piano di rientro della quota di disavanzo non recuperata nel 2018. Ottimizzare il patrimonio immobiliare e considerare la revisione dei contratti dei fitti attivi. Realizzare il piano di dismissioni. Eliminare o ridurre il frequente ricorso all'utilizzo della cassa vincolata per la scarsa riscossione delle entrate di competenza e dei residui, che è il segnale di una criticità della gestione finanziaria». Inoltre, ribadisce «la necessità di attuare procedure più efficaci e idonee a garantire l'accertamento e la riscossione delle entrate, in particolare la Tari e le sanzioni da codice della strada».

I revisori, infine, si soffermano anche sui numeri, a partire dalle previsioni di entrata: 75,5 milioni dall'Addizionale Irpef nel 2019, con aliquota allo 0,8% e una soglia di esenzione per i redditi fino a 8mila euro. Mentre dalla'Iuc (Imposta Unica Comunale) si prevedono entrate per un totale di 437,5 milioni quest'anno, di cui 205 milioni Imu, 500mila euro dalla Tasi, e 232 milioni dalla Tari. «In paticolare per la TARI – specifica il Collegio – l'Ente ha previsto nel bilancio 2019, un aumento di 3 milioni rispetto alle previsioni definitive 2018». Altre risorse il Comune prevede di incassare dalla Icp (l'imposta sulla pubblicità e il diritti di affissione) per 8milioni e 650mila euro. Altri 12milioni e 350mila euro dall'Imposta di Soggiorno, 14,5 milioni dal canone di occupazione suolo pubblico (Cosap). Mentre dal recupero dell'evasione si prevedono entrate per 224 milioni. Altri 180 milioni, invece, dovrebbero arrivare dalle sanzioni, tra cui le multe al codice della strada. Per gli immobili, invece, 25 milioni sono previsti dai canoni, altri 24 milioni da fitti attivi e dai canoni patrimoniali, per un totale di 49,8 milioni. Infine, altri 14,7 milioni di entrate si prevedono dai servizi a domanda individuale (i servizi a tariffa come gli asili nido e le mense scolastiche) a fronte di spese per 33,4 milioni, con una copertura del 44,22%. Critica poi la situazione delle società partecipate: al 31 dicembre 2017 Abc, Napoli Holding, Napoli Servizi e Sirena in Liquidazione «non hanno ancora approvato il bilancio».

La delibera del bilancio di previsione dovrebbe andare in Aula mercoledì. La conferenza dei capigruppo è convocata per domani mattina. Il consiglio comunale ha 20 giorni di tempo per approvare i documenti contabili dalla data della diffida della Prefettura che è stata notificata all'ultimo consigliere il 9 aprile. Quindi la dead line è fissata al 29 aprile. A preoccupare è però la sequenza di ponti che si susseguiranno nei prossimi giorni, prima Pasqua, poi la Liberazione e infine il primo maggio. Si teme il rischio di qualche defezione nella maggioranza da parte di chi magari ha già prenotato qualche giorno di relax fuori città.