Secondo i recenti dati dell'Istat sono 1700 i senza fissa dimora nella città di Napoli, un esercito di invisibili che quotidianamente vive in strada. Con le restrizioni introdotte dal governo nazionale e dalla Regione Campania per impedire la diffusione del Coronavirus la maggior parte dei servizi sociali a loro dedicati restano chiusi, una situazione che sta generando uno scenario drammatico nel quale i senza fissa dimora vagano per la città senza punti di riferimenti. Resta aperto il dormitorio del Comune di Napoli di via De Blasis e gli altri centri di accoglienza notturna, ma tutti i centri diurni, le mense e i punti doccia sono chiusi.

Chiusi i servizi: "Per loro #iorestoacasa è impossibile"

Danilo Tuccillo della cooperativa "La Locomotiva", lavora presso la struttura "San'Antonio La Palma" nel Rione Sanità, una delle strutture più all'avanguardia nell'assistenza ai senza fissa dimora. Oltre 100 posti letto per l'accoglienza notturna, centro diurno e mensa. "Per i senza fissa dimora l'hastag #iorestoacasa è tecnicamente impossibile, loro vorrebbero anche ma non possono" spiega Tuccillo a Fanpage.it. "Tutte le mense sono chiuse, solo in poche stanno provando a distribuire un sacchetto con dei panini, ma spesso proprio per la creazione di assembramenti desistono. Sono chiusi anche i centri diurni per effetto del decreto della giunta regionale, perché nel DPCM del 9 marzo non era prevista la loro chiusura. Questo fa in modo che alle 8:30 del mattino quando finisce l'autorizzazione per l'accoglienza notturna queste persone si riversano in strada senza punti di riferimento. La polizia li ferma e gli dice che non possono andare in giro ma non hanno un posto dove stare". All'esterno del centro dove lavorano gli operatori sociale de "La Locomotiva" un piccolo assembramento di senza fissa dimora attende che arrivino le 19 per poter entrare in struttura. Aspettano lì quasi tutto il giorno, hanno paura ad andare in giro, fermati dalle forze dell'ordine e scansati dai cittadini che spesso anche in malo modo gli dicono di andare via. Una sorta di "cacciata" continua che aumenta la frustrazione, il disagio e l'esasperazione. "Nei centri diurni riuscivano a passare un po' di tempo – sottolinea Tuccillo – ora con la chiusura non sanno dove andare, anche la chiusura dei bar li ha privati di un piccolo punto di riferimento dove poter stare o anche semplicemente andare in bagno che in questo momento è una condizione importantissima. Sempre per effetto del decreto regionale c'è stata anche la chiusura dei punti doccia in città come quello del Comune di Napoli di via Bernardo Tanucci. Quindi ora questo esercito di invisibili è senza mensa, senza docce, senza accoglienza e soprattutto senza bagno, il che aggrava ulteriormente le condizioni igienico sanitarie che in una fase come questa sono importantissime".

Stop anche ai volontari che distribuiscono i pasti

Intanto anche la grande rete di volontari che quotidianamente distribuiva i pasti ai senza fissa dimora in città si è fermata. L'attività di preparazione dei pasti e di distribuzione non è tra le cause di giustificazione autocertificabile per poter uscire di casa, quindi i volontari hanno fermato la loro macchina. "C'è un'ordinanza del Sindaco che autorizza i volontari a passare gratuitamente nelle Ztl, ma poi l'ordinanza regionale e quella nazionale vietano di potersi spostare per questa attività, è un caos" racconta l'operatore sociale. Nella giornata di ieri il personale dell'azienda idrica Abc e del gruppo di cooperative sociali Gesco è riuscito a distribuire borracce d'acqua messe a disposizione dall'azienda dell'acqua pubblica ai senza fissa dimora, ma il dramma resta quello dei pasti. "La salute di queste persone è fuori controllo – sottolinea Tuccillo – se vengono a cadere i contatti minimi con queste persone, nessuno può verificare il loro stato di salute, sono continuamente esposti al contagio e a loro volta rischiano anche di contagiare". Da ultimi della società ai tempi della quarantena generale rischiano di essere messi ancora di più ai margini moltiplicando i fattori di rischio per se stessi e per la comunità. "E' assolutamente indispensabile prevedere un posto in cui possano stare nelle ore diurne – conclude Tuccillo – dandogli la possibilità di partecipare, da ultimi, se non proprio all'hastag #iorestoacasa almeno a #iorestoinqualcheposto".