Coronavirus: stop ai matrimoni con rito civile al Comune di Napoli, si potranno fare solo quelli in punto di morte, a casa dei promessi sposi. “In articulo mortis”, come recita la locuzione latina nel linguaggio ecclesiastico, come il matrimonio di don Mimì Soriano e Filumena Marturano, nell'omonima commedia di Eduardo. Palazzo San Giacomo sta preparando la circolare che regolerà le cerimonie nuziali civili. Attualmente si stanno eseguendo solo quelle già prenotate prima del Dpcm del 9 marzo scorso. Ma col divieto tassativo degli assembramenti. Massimo 5 persone presenti: gli sposi, l'ufficiale civile e i due testimoni. Negli ultimi giorni è arrivata una valanga di disdette, ma c'è anche chi non rinuncia.

Oggi un matrimonio è stato celebrato a Chiaia. Anche a Bagnoli la settimana scorsa, il giorno dopo il decreto di Conte, se ne sono fatti due, ma ce ne sono altri tre prenotati. La sala del Maschio Angioino per gli sposalizi è chiusa. Per uniformare i provvedimenti tra tutte le Municipalità, il Comune farà una direttiva esplicativa.

A Napoli si stanno ancora facendo matrimoni civili

Il Comune sta preparando la circolare che sarà inoltrata a tutti i direttori delle Municipalità, dove si spiegheranno quali sono le attività anagrafiche che possono essere considerate indifferibili, ossia servizi essenziali che devono essere sempre garantiti, anche durante il periodo dell'emergenza sanitaria da Coronavirus. Domani è previsto l'incontro con i tecnici e i dirigenti a Palazzo San Giacomo. Al momento, infatti, i matrimoni con rito civile prenotati prima del Dpcm si stanno ancora celebrando, nonostante il decreto del Governo abbia vietato le cerimonie religiose come matrimoni e funerali, per evitare assembramenti. Molti promessi sposi hanno già disdetto, per non dover tenere la cerimonia senza il corteo di parenti, invitati e fotografi e per il divieto di fare la festa. Anche perché i ristoranti sono chiusi. Ma qualcuno non rinuncia e, al momento, a discrezione dei direttori di Municipalità, che hanno autonomia, si stanno ancora celebrando quelli che sono stati prenotati prima del Dpcm del 9 marzo, ovviamente facendo rispettare il divieto di assembramento. Dopo il 9 marzo sono state sospese le accettazioni di nuove prenotazioni e pubblicazioni di matrimoni.

A Chiaia oggi celebrato l'ultimo sposalizio

Ad oggi, i matrimoni già pubblicati e prenotati a Napoli dal 6 al 9 marzo scorsi sono 27, altri 65 sono stati prenotati dal 10 al 13 marzo, per un totale di 92. “Hanno disdetto quasi tutti – racconta il presidente della I Municipalità di Chiaia-Posillipo, Francesco De GiovanniSolo oggi è stato celebrato un matrimonio, ma alla presenza solo dei due sposi, dei due testimoni e del celebrante. Un caso unico. Ma tutti gli altri sono stati in gran parte disdetti dagli stessi sposi. Da oggi non ne abbiamo altri prenotati. Del resto il Maschio Angioino è chiuso”. Stesse modalità anche alla II Municipalità di Montecalvario-Avvocata: “Abbiamo sospeso le prenotazioni venerdì scorso”, assicura il presidente Francesco Chirico. Boom di rinunce anche nelle altre municipalità. Ne abbiamo fatti solo 2 il 10 marzo – commenta Diego Civitillo, presidente della X Municipalità Bagnoli-Fuorigrotta – Ce ne sono altri 3 prenotati, ma non sappiamo se li faremo. Molti non se la sentono e stanno cancellando”.

Solo matrimoni in punto di morte

La stretta sui matrimoni arriverà con la circolare che sta preparando Palazzo San Giacomo, dove saranno indicate le attività indifferibili anagrafiche. Tra queste, appunto, ci saranno i matrimoni in punto di morte, che saranno celebrati eventualmente a casa degli sposi e non nelle sedi comunali delle Municipalità. Insomma, i promessi sposi napoletani dovranno pazientare un po'. Il provvedimento di divieto, infatti, sarà in vigore fino al 3 aprile, salvo proroghe. E in tutt'Italia sono in tanti i giovani che in questo periodo avevano programmato di convolare a nozze, non potendo prevedere l'emergenza per l'epidemia che ha investito il Paese. Tanti ragazze e ragazzi napoletani, che in qualche caso risiedono anche al Nord Italia, e sarebbero dovuti rientrare al Sud, per festeggiare l'evento con i propri familiari.