Ci sono centinaia di giovani medici che dalla Campania hanno fatto richiesta di andare in trincea, al Nord, lì dove la guerra contro il Coronavirus è pesante e a rischio anche per gli operatori del settore. Ci sono dottori in pensione che hanno chiesto di riscendere in campo a settant'anni. Ci sono, ad oggi, 20 medici morti in tutt'Italia per contagio da Covid-19. E tra Napoli, Caserta, Salerno, Avellino, Benevento, medici, infermieri, operatori socio sanitari, lavorano a rischio della propria salute in situazioni drammatiche e spesso in carenza di strutture e dispositivi di protezione individuale. Questa premessa è d'obbligo prima di parlare dei vigliacchi del Coronavirus a Napoli. Un termine forte, che emerge non da una chiacchiera da bar ma in un atto pubblico, da una comunicazione dell'Asl Napoli 1 Centro inviata al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al Prefetto di Napoli Marco Valentini.

Chi sono, dunque, i medici dal «vile comportamento» e chi li definisce così? Sono gli specializzandi di Anestesia e Rianimazione che hanno rifiutato un contratto semestrale di assunzione immediata per essere inseriti nel gruppo dei medici che in Campania dovrà combattere per chissà quanto il Coronavirus. Ad etichettarli in tal modo è Ciro Verdoliva, il direttore generale della principale Azienda Sanitaria Locale di Napoli.

Questi i fatti: il 19 marzo scorso con una nota viene chiesto agli specializzandi la disponibilità per un «contratto di lavoro autonomo di durata semestrale». Il compenso è pari alla differenza tra quanto percepito per l'attività di Specializzazione e il trattamento economico fondamentale previsto dall'attuale contratto collettivo di lavoro dell'Area Sanità «per Dirigente Medico di analogo profilo». Ci si immaginerebbe una fiumana di proposte: la Campania non brilla certo per tasso d'occupazione nemmeno in ambito medico, anche se il dramma virus con le sue implicazioni cliniche ha fatto schizzare in alto le richieste di anestesisti e rianimatori in tutt'Italia.

E invece, sorpresa: alla "chiamata alle armi" vengono sollecitati in cinque e presentano solo in quattro. E questi ultimi,  una volta visionato il contratto, rifiutano. Tutti. Il perché lo spiega Verdoliva nella sua nota: «I quattro specializzandi non hanno accettato l'incarico evidenziando che il trattamento economico riconosciuto è inferiore alla loro aspettativa che è quella di essere pagati per ogni singola ora di lavoro». Ovviamente è nel loro diritto e nelle loro prerogative, ma tant'è bastato al capo dell'Asl per vergare una lettera di fuoco: «Sono molto amareggiato e dispiaciuto che in un momento difficile per il nostro Paese tali lavoratori – che rappresentano con la loro professionalità una categoria indispensabile a vincere la "guerra" contro il Covid-19 anziché "correre alle armi" pongono una questione economica "al rialzo" rispetto all'offerta adeguata a quanto percepiscono i dirigenti anestesisti già in servizio da anni, e respinta affermando che "tanto a noi ci assumono le altre regioni e ci pagano quanto vogliamo"». La conclusione è rivolta a prefetto e governatore:  «Rimetto a voi ogni valutazione conseguenziale,  oltre alla commiserazione per tale vile e vergognoso comportamento di tali "professionisti" che dovrebbero rappresentare il futuro del nostro Paese».

La sortita del manager dell'Asl partenopea ha scatenato la dura reazione di Ordine dei Medici e sindacato Anaao Assomed, che biasimano soprattutto i toni e la scelta di mettere nero su bianco i nomi dei quattro giovani medici specializzandi.

(articolo aggiornato il 23 marzo ore 14.40)