C’è un fascicolo giudiziario che attende da quasi otto anni uno sviluppo, un approfondimento, un esame comparato dei nomi propri e delle imprese che ruotano intorno al sistema dei rifiuti in Campania sin dai tempi della prima emergenza, quella del 2003. Nomi e imprese che compaiono, nella veste di dominus della logistica, anche durante la crisi del 2007/2008. E che spuntano, qualcuno senza neppure aver cambiato veste, alla vigilia della prossima, imminentissima emergenza. Nomi legati al sistema di raccolta ma soprattutto al trasporto, dai siti dello stoccaggio delle ecoballe fino ad Acerra; dalle piattaforme degli Stir fino alle discariche. Un affare che in Campania vale 150 milioni l’anno grazie anche all’esportazione dei rifiuti. Nomi che rappresentavano gli interessi della camorra casalese, direttamente di Zagaria in provincia di Caserta, dei Carandente Tartaglia (che di Zagaria erano alleati) nell’area flegrea.

Emergono, qua e là, anche nelle carte dell’indagine della Dia di Napoli che, qualche giorno fa, ha ordinato ai carabinieri del Noe di perquisire case e uffici del sindaco di Caserta, di funzionari comunali di varie amministrazioni comunali: Aversa, Cardito, Casandrino, Sant’Arpino, Casalnuovo, Recale. In apparenza l’indagine riguarda alcuni appalti e la stesura dei bandi per l’aggiudicazione di progettazione e servizi. E così è, senza dubbio. Ma non è da questi che si è partiti. Piuttosto, da una curiosità investigativa degli uffici del Procuratore Giovanni Melillo collegata a quel fascicolo mai approfondito – il ricatto di Zagaria allo Stato, con l’ingresso di ditte di fiducia del clan nello smaltimento delle montagne di spazzatura che finirono nei siti di stoccaggio della Protezione civile – e alla gestione delle ecoballe stoccate a Giugliano e che, a ritroso, collega il trasporto dei rifiuti all’intera filiera (mezzo miliardo in cinque anni, come rileva l’ultima relazione della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti). Perché è così che nasce l’inchiesta: dallo screening delle società che curano il servizio per conto di Campania Ambiente, Sapna e Comuni. Due nomi, sempre gli stessi, che hanno fatto da filo di Arianna fino a riportare magistrati e carabinieri nel labirinto di intrighi e intrecci che affondano le radici in criticità vecchie di quasi vent’anni e che hanno avuto solo una parziale copertura processuale, comunque non definitiva.

03/11/2014 Acerra, Italia – Protesta dei cittadini di Acerra di fronte al termovalorizzatore
in foto: 03/11/2014 Acerra, Italia – Protesta dei cittadini di Acerra di fronte al termovalorizzatore

Stessi nomi, stesse dinamiche: corruzioni e gare truccate, nel solito tavolino a tre gambe che vede imprenditori, politici e camorristi soci alla pari. Partia-mo dunque dalla logistica e dal nome di Raffaele Parente, fratello del titolare della Parente Trasporti: è il trasportatore di fiducia del consorzio Cite di Sa-lerno, di cui è socia di minoranza la Xeco srl di Carlo Savoia, fratello dell’ex sindaco di Sant’Arpino (area atellana, provincia di Caserta) che recentemente è stato pure in predicato per il posto di direttore generale dell’Ato di Terra di Lavoro. Parente trasporta rifiuti anche per conto di Sapna, di Gisec (la società in hause della Provincia di Caserta proprietaria anche dello Stir di Santa Maria Capua Vetere andato a fuoco due settimane fa e i cui dipendenti sono salernitani), di A2A che gestisce il termovalorizzatore di Acerra, della salernitana Ecoambiente. Raffaele Parente, da Casapesenna, il cui nome non compare nel decreto di perquisizione firmato dai pm Gianfranco Scarfò, Fabrizio Vanorio e Maurizio Giordano ma che circola insistentemente in ambienti investigativi, non è un personaggio sconosciuto alle cronache giudiziarie.

Cognato di Antonio e Paride Salzillo, i nipoti del capo di Nuova Famiglia Antonio Bardellino uccisi in due agguato di camorra, rimase ferito a Gaeta durante la guerra per la successione allo stesso Bardellino. Il giovane che era con lui, Pasquale Piccolo, fu ammazzato. Era il luglio del 1988. Dopo molti anni riuscì a ottenere dal Consiglio di Stato il nulla osta antimafia e a lavorare con la pubblica amministrazione.

L’emergenza rifiuti a Napoli nel 2010
in foto: L’emergenza rifiuti a Napoli nel 2010

La sua Euro Truck è stata beneficiaria di numerosi affidamenti diretti durante l’emergenza del 2008. Il suo nome è inserito nella black list che, in quel periodo, la Digos di Caserta tra-smise alla Procura antimafia di Napoli. In tempi più recento il suo nome è comparso in altre due inchieste giudiziarie. La prima del 2014. Pedinando un imprenditore di Casapesenna impegnato nella ricostruzione a L’Aquila, Alfonso Di Tella, la Guardia di Finanza era arrivata fino al Casinò di Venezia e aveva filmato l’incontro tra lui, Aldo Nobis (affiliato al gruppo Zagaria) e, appunto, Raffaele Parente. Nel 2015, invece, è citato negli atti dell’operazione Medea, che nel 2015 svelò il sistema di accaparramento degli appalti per la manutenzione della rete idrica regionale a opera del clan dei Casalesi. Parente era tra quanti, all’indomani della cattura di Michele Zagaria (il 7 dicem-bre 2011, dopo sedici anni di latitanza), avevano cercato di fondare un’associazione antiracket. Un depistaggio, annotò la Dda napoletana. At-traverso il fratello Claudio, è socio del consorzio Cite assieme, tra gli altri, a un’altra vecchia conoscenza degli investigatori che si occupano dell’area casalese, la ditta Fontana srl di Villa Literno.

Poi c’è Carlo Savoia e la sua Xeco, pure socia di Cite. Nel decreto di perquisizione si fa riferimento alla costellazione delle sue altre società (Ecologia e Servizi Italia, Energikambiente, Lab Green) e ai suoi sponsor politico-criminali. Per esempio, al suo rapporto stretto con Nicola Ferraro, ex titolare di Ecocampania ed ex consigliere regionale dell’Udeur, arrestato e condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (pena interamente scon-tata); con Nicola Cosentino, ex sottosegretario e coordinatore regionale di Forza Italia, condannato in primo grado per concorso esterno. Negli atti, i suoi trascorsi al vertice di Ecoquattro, la società mista del consorzio di baci-no Ce4, dove era stato nominato su indicazione di di Cosentino. Fu lui , raccontò Michele Orsi (socio privato di Ecoquattro) prima di essere ucciso durante il periodo delle stragi setoliane, a firmare alcune assunzioni clientelari, tra le quali quella di Maria D’Agostino, condannata per favoreggiamento della camorra. In tempi più recenti si è legato a Luigi Cesaro e Domenico De Siano. Cesaro è stato anche il padrino di battesimo del figlio.

Questo, dunque, il milieu dell’inchiesta sul sistema rifiuti a Caserta. Seguendo la prima traccia si è arrivati alle imprese borderline, tirando ancora di più il filo, alla politica amministrativa: a Caserta, dove sono stati perquisite le abitazioni del sindaco Carlo Marino e di un funzionario-consulente del Comune, Marcello Iovino; ad Aversa, agli altri comuni delle province di Napoli e Caserta. Quindi agli appalti aggiudicati o in via di aggiudicazione. A Caserta quelli attenzionati sono tre. Il primo: la gestione delle casette dell’acqua, affidata a Lab Green tramite avviso pubblico (l’importo è esiguo, pagato dai cittadini che comprano l’acqua a 4,5 centesimi al litro che diventano 4 in caso di abbonamento con una card a scalare; a Lab Green vanno 0,045 centesimi a litro).

L’arresto di Michele Zagaria
in foto: L’arresto di Michele Zagaria

Sette le casette progettate, due quelle già realizzate. Il secondo: la progettazione del biodigestore da realizzare con i finanziamenti dei Fondi sviluppo e coesione 2014-2020. Importo a base d’asta di un milione e 115 mila euro. È stato aggiudicato da Asmel (la centrale di committenza) il 4 luglio scorso con un ribasso del 35,95 per cento (circa 715mila euro) alla napoletana Tecnosistem di cui è presidente Luigi Nicolais. Ex presidente del Cnr, ex parlamentare, ex ministro per le Riforme nel governo Prodi, ex assessore regionale con Antonio Bassolino, è in verità distante anni luce dagli ambienti di Forza Italia e dall’attuale mentore di Savoia, Luigi Cesaro, che lo sconfisse alle elezioni provinciali a Napoli. Il bando per la costruzione dell’impianto dovrà essere preparato con procedure europee ma non se ne parlerà prima di un anno.

Dove invece il collegamento con Savoia esiste davvero è per il terzo appalto, quello per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in città. Gestione settennale, 116 milioni di base d’asta. La ditta piazzata al primo posto è un’Ati tra il consorzio Cite e un’impresa di Milano. Secondo l’ipotesi di accusa, il bando sarebbe stato costruito su misura con l’intento di favorire appunto quella cordata. Ipotesi tutta da verificare, smentita con decisione dagli interessati, sulla quale ora la Dda di Napoli dovrà lavorare anche grazie al materiale e ai documenti acquisiti e sequestrati.