È evidentemente alla ricerca di un titolo ad effetto, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: ieri ha invitato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio «ad andare con noi nel fronte di guerra» riferendosi all'assedio turco contro i curdi. Oggi, invece, è la volta di una vicenda più locale , quella della chiusura della fabbrica di lavatrici Whirlpool a Napoli Est. In questo caso il due volte primo cittadino paventa ai quattro venti la possibilità di realizzare una non meglio precisato «centro produzione collettiva di lavatrici tutto italiano». L'azienda ha già comunicato la decisione di voler cessare l'attività dello stabilimento di via Argine il 1 novembre, notizia che ieri ha scatenato la rabbia degli operai, da giorni in stato di agitazione permanente.

Ai microfoni di Mattina 9, contenitore televisivo dell'emittente locale Canale 9, De Magistris afferma: «Il presidente del Consiglio deve ricevere la città rappresentata dal suo sindaco che si fa portavoce delle istanze dei lavoratori di una fabbrica che chiude per scelta, non per necessità, tant'è che lasciano aperti gli stabilimenti del centro-Nord. Noi faremo sentire la nostra voce e in caso di chiusura faremo un centro produzione collettiva di lavatrici tutto italiano».  «Il governo ha tutti gli strumenti per non far diventare ineluttabile questa partita: è molto grave – ha continuato de Magistris – che un anno fa venne firmato un accordo tra Whirlpool, governo e rappresentanze sindacali e ora questo accordo viene stracciato. L'esecutivo si faccia sentire anche perché Di Maio ci ha un po' marciato in campagna elettorale per le europee rassicurando i lavoratori. Conta più il governo o una multinazionale? Ci sono gli strumenti per far capire che se si comportano così hanno chiuso con l'Italia».