Il Rione Luzzatti di Napoli
in foto: Il Rione Luzzatti di Napoli

Dopo 9 anni, il sindaco Luigi de Magistris ordina la bonifica dell'ex campo rom di Gianturco. Rifiuti tossici, amianto, apparecchi elettrici ed elettronici, pneumatici, cumuli di sacchetti bruciati. Ecco quello che hanno trovato i carabinieri nell'ex campo nomadi che sorge alle spalle del Rione Luzzatti, dove è ambientata la serie Tv L'Amica Geniale, nel sopralluogo condotto lo scorso dicembre. Una mega-discarica a cielo aperto, denunciata più volte dai cittadini, ma mai bonificata a causa di un contenzioso tra il Comune di Napoli e la società Agorà 6, che aveva in consegna le aree. Proprio su quella zona, una vasta area a verde che si trova a ridosso di via Gianturco e via Vesuvio, infatti, doveva sorgere il comprensorio orientale del Centro Direzionale di Napoli. Ma il project financing è rimasto bloccato dal 2011: l'area non è mai stata risanata. Occupata dai rom, è stata poi abbandonata dopo l'incendio nell'aprile 2016 e si è trasformata in uno sversatoio abusivo per ogni genere di materiale anche pericoloso. A dicembre, il sollecito ad intervenire dei Carabinieri, Legione Poggioreale, all'ufficio Igiene del Comune di Napoli. Adesso, a distanza di 9 anni, arriva l'ordinanza per la messa in sicurezza. Sulla vicenda è in corso anche un'inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli.

Dopo 9 anni, il sindaco ordina la bonifica dell'ex campo rom entro 4 mesi

Il sindaco Luigi de Magistris, infatti, ha ordinato alla “società società Agorà 6 di provvedere alla messa in sicurezza del sito” e, “previa richiesta di dissequestro, con la massima urgenza e comunque entro e non oltre il termine di 120 giorni, alla rimozione e allo smaltimento tramite ditte autorizzate e presso discarica autorizzata, dei rifiuti abbandonati nell'area compresa tra via Gianturco e traversa Vesuvio”. Nonché al “ripristino dello stato dei luoghi, all'analisi e caratterizzazione ambientale dell'intero sito, alla bonifica dell'area, se necessaria”. Non solo. Per evitare che una volta ripulita la zona, l'area torni ad essere una discarica, il Comune ha ordinato anche di “realizzare interventi dissuasivi di futuri abbandoni, quali recinzioni, sistemi di videosorveglianza fissi o mobili, vigilanza sul territorio, apposizione di cartellonistica”. In caso di inottemperanza, il Comune ha annunciato che procederà ad eseguire in prima persona i lavori “in danno dei soggetti responsabili, nonché a presentare denuncia all'Autorità Giudiziaria”.

Il rilancio mancato dell'ex area Nato

La zona dell'ex campo rom di Gianturco è da tempo abbandonata al degrado. Su quell'area, che sorge sul retro del Tribunale di Napoli, si sarebbe dovuto estendere il Centro Direzionale, con grattacieli ed edifici pubblici. Purtroppo, non è andata così. La strada a ridosso del Rione reso celebre dal ciclo di romanzi di Elena Ferrante, L'Amica Geniale, di notte viene occupata dalle prostitute. L'ex campo è invaso dalla sporcizia. Le recinzioni di sicurezza sono state violate e aperte in più punti. E il via vai di persone è continuo. Dentro ci si sversa di tutto. Il risanamento dell'area è rimasto fermo per molti anni, come detto, a seguito di un contenzioso sorto tra il Municipio e la società Agorà 6.

A settembre, l'assessore Del Giudice scartò l'idea dell'ordinanza

In consiglio comunale più volte si era posto il problema di intervenire con un'eventuale ordinanza sindacale per il rischio sanitario. Ma la proposta, a settembre, era stata bocciata dall'assessore all'Ambiente, Raffaele Del Giudice, che aveva sostenuto in commissione Qualità della Vita che “ il contenzioso in corso blocca ogni possibile intervento del Comune per la bonifica dell’area, affidata in custodia alla società Agorà 6 dal 2007. Negli anni scorsi si è provato ad accertare la pericolosità dei materiali accumulati e a richiedere l’installazione di telecamere di sorveglianza; in questi giorni si sta valutando con il comandante della Polizia Locale un pattugliamento della zona per evitare ulteriori sversamenti abusivi. Ma a meno che non sia la magistratura a chiedere un intervento per la bonifica, finché è in corso l’arbitrato nessuna ulteriore iniziativa è possibile, perché si configurerebbe come un indebito vantaggio economico per il privato, tenuto alla custodia e alla manutenzione dell’area”. Cosa è successo, poi, che ha fatto cambiare idea al Comune?

Nel 2019, presentati 100 esposti di residenti alle forze dell'ordine

Il caso è stato oggetto di numerose interrogazioni in commissioni in consiglio dei consiglieri David Lebro e Roberta Giova e del consigliere della IV Municipalità Flavio De Cicco. "A luglio dello scorso anno – racconta De Cicco – abbiamo chiesto al Comune di verificare, perché sospettavamo il rischio di depositi abusivi di rifiuti anche pericolosi, come poi è stato dimostrato. L'amministrazione centrale non era convinta si potesse agire in danno, a causa del contenzioso con la ditta. Con la consigliera Roberta Giova, a ottobre, abbiamo presentato un dossier alle forze dell'ordine con 100 esposti di residenti. Sono intervenuti i carabinieri e quindi anche il Comune, dopo un passaggio con l'avvocatura, ha deciso di intervenire con l'ordinanza". 

Ad ottobre trovati amianto e rifiuti tossici bruciati

Dal verbale del sopralluogo del 10 ottobre scorso, effettuato dal servizio Igiene del Comune di Napoli assieme ai rappresentanti di Agorà 6, “dopo aver ispezionato l'area, venivano rilevati più punti con rifiuti storici e nuovi. In particolare sono visibili rifiuti quali rsu, raee, amianto, pfu, miscele di guaine bituminose, guaine di cavi elettrici, rifiuti combusti, inerti, rotoli di stoffa combusti, frammenti di pellame, per quanto visibile, fatta eccezione delle aree impraticabili a causa della folta vegetazione presente spontanea, che occupa gran parte della superficie complessiva”. Una situazione di estremo degrado, accertata anche dai carabinieri di Poggioreale, che il 4 dicembre, dopo un sopralluogo, hanno scritto al Servizio Igiene del Comune: “effettuando un sopralluogo presso l'area denominata convenzionalmente ex Nato accertavano all'interno della stessa, la presenza di una certa quantità di rifiuti di qualsiasi natura”, chiedendo all'ufficio di adottare i dovuti provvedimenti.

Il braccio di ferro tra Comune e Agorà 6

Il 9 dicembre, quindi, il Comune aveva avviato il procedimento nei confronti di Agorà 6 per “abbandono e deposito incontrollato di rifiuti”. La società ha presentato delle controdeduzioni il 7 gennaio chiedendo di “archiviare il procedimento nei suoi confronti, stante la sua assoluta estraneità alla vicenda” e dichiarando che “l'area in questione non è già da tempo nella disponibilità, né materiale né giuridica della società” e precisando che “il comune di Napoli, con nota del 25 luglio 2017 ha comunicato alla concessionaria che, a seguito di dissequestro disposto dall'Autorità Giudiziaria, l'area è stata restituita al Comune di Napoli”. Ma Palazzo San Giacomo non ha accolto le controdeduzioni, ribattendo che “l'affidamento in custodia dell'area alla società Agorà 6 non risulta essere mai stato revocato”.

Il Comune a gennaio ha respinto la difesa della società

“Come risulta dagli atti, già in data 28 aprile 2016 – spiega il Municipio nella risposta – il Servizio Polizia Locale U.O. Tutela Ambientale del comune di Napoli è intervenuto presso l'area per la presenza di rifiuti”. Nel verbale dei vigili risulta che “trattasi di area scoperta delimitata da recinzione metallica danneggiata su più lati di circa 30mila mq, affidata alla società Agorà 6 spa con il compito di custodirla e ripristinare la recinzione, per convenzione con il comune di Napoli del 20 luglio 2007. Il sito è stato oggetto prima di deposito di rifiuti speciali da parte di soggetti e modalità ignoti, poi in data 12 aprile 2016 oggetto di incendio degli stessi. Si precisa che a differenza di quanto definito nel documento di convenzione sopracitato, la società Agorà 6 spa non ha provveduto al ripristino delle recinzioni metalliche al fine di evitare danneggiamento e depositi incontrollati di rifiuti da parte di terzi”. Da qui, l'ordinanza sindacale per la messa in sicurezza, firmata il 14 febbraio.