L'effetto De Luca è finito? La popolarità del presidente della Regione Campania, esplosa con l'emergenza Coronavirus in Italia e le sue sortite via web sono destinate o no a tramutarsi in consenso elettorale? I sondaggi elettorali privati in mano ai partiti tra marzo e aprile fino a metà maggio dicevano di sì. Ora tuttavia il quadro è cambiato e Vincenzo De Luca potrebbe anche non capitalizzare tutto il consenso dell'ultima fase. A sostenerlo numeri alla mano è una analisi  di ‘Spin Factor', società di consulenza strategica politica e aziendale, che attravversso ‘Human', la propria piattaforma di web e social listening sviluppata in collaborazione con Osservatorio social, ha analizzato il gradimento in rete dei presidenti di Regione stilandone la top ten.

Il campano Tiberio Brunetti, fondatore e amministratore di Spin Factor, spiega: «Non siamo più in Fase 1 e Fase 2, dove valeva la domanda di sicurezza sanitaria. Ora quella che gli italiani tutti cercano è la sicurezza economica. E dunque salgono nel gradimento collettivo i politici che hanno messo in campo soluzioni concrete ed efficaci da questo punto di vista e non chi si è dedicato alla propaganda». Stando ai numeri, è nella top ten ma è ‘solo' decimo Vincenzo De Luca, che nelle ultime settimane ha perso diversi punti percentuali, nonostante ponga molta attenzione durante le sue uscite pubbliche al piano socio-economico regionale coi contributi per pensionati, professionisti, famiglie e aziende.

Al top del gradimento ci sono i governatori di Puglia Michele Emiliano e del Veneto, Luca Zaia.  «Calano quei presidenti di Regione che si sono dedicati di più all'esposizione mediatica e alla polarizzazione polemica con determinate categorie -prosegue Brunetti-. Va detto che comunque tutti il dato generale che accomuna tutti i Presidenti è molto alto. Il sentiment positivo dei leader politici difficilmente supera il 30%, mentre dai nostri dati abbiamo 16 governatori su 20 che superano abbondantemente la cifra. 12 su 20 superano il 35% e 4 addirittura il 40%. Segno che in questa fase il Presidente di Regione è visto come l'istituzione più prossima da ascoltare e seguire o contestare", prosegue. «Questi dati ci fanno capire come il consenso evolva in maniera molto veloce. Da qui capiamo bene che le regionali saranno una partita a sé, sia che si voti a luglio sia, in misura ancora maggiore, che si voti a settembre. Il tema centrale della campagna per le Elezioni Regionali 2020 sarà la mancanza di soldi e un peso molto forte lo avrà la forza nazionale delle coalizioni che si rispecchieranno sul territorio», conclude.