Fortuna Loffredo
in foto: Fortuna Loffredo

Dopo più di due anni dalla morte di Fortuna Loffredo, la bambina di 6 anni vittima di violenze e scaraventata dall'ottavo piano di un palazzo del Parco Verde di Caivano, avrebbe dovuto prendere il via oggi, alla Corte d'Assise di Napoli, il processo a carico di Raimondo Caputo, detto Titò, il carnefice della piccola Chicca. Sul banco degli imputati c'è anche Marianna Fabozzi, ex convivente di Caputo, ritenuta complice di aver nascosto le violenze perpetrate dall'uomo ai danni delle sue tre figlie, rinviati a giudizio lo scorso settembre. È stato proprio grazie alla testimonianza di una delle tre bambine, la più piccola delle vittime, che si è messa in moto la macchina accusatoria nei confronti di Caputo. Il processo però è stato rinviato al prossimo 16 novembre.

Durante il dibattimento, come ha precisato la Corte d'Assise, non saranno ammesse telecamere in aula e non verranno riascoltate le testimonianze delle tre piccole figlie di Marianna Fabozzi, nelle quali le bambine hanno raccontato le spaventose violenze inflittegli da Caputo. Nelle testimonianze, registrate durante l'incidente probatorio, vengono raccontate anche le minacce con le quali Titò intimava alle piccole di non raccontare quanto era accaduto quel 24 giugno del 2014, giorno durante il quale Chicca, stanca dei continui abusi, oppose resistenza e fu scaraventata giù dal balcone.

I genitori di Fortuna: "Il colpevole è ancora libero"

La madre e il padre della piccola Chicca, Imma Guardato e Pietro Loffredo, presenti questa mattina in aula prima che il processo venisse rinviato, si sono costituiti parte civile tramite i loro legali, Gennaro Razzino e Angelo Pisani. I genitori di Fortuna, soprattutto il padre, hanno colto l'occasione per ribadire che secondo l'oro esiste un'altre verità dietro l'omicidio della loro figlioletta. Secondo loro l'assassino non sarebbe Raimondo Caputo, bensì un'altra persona non coinvolta finora nelle indagini. "Non c'è una prova, non c'è il Dna, sul corpo della bimba non ci sono segni di resistenza sul terrazzo" ha commentato Pietro Loffredo.