Fortuna Bellisario e Vincenzo Lopresto
in foto: Fortuna Bellisario e Vincenzo Lopresto

La lite in cui è rimasta uccisa Fortuna, lo scorso 7 marzo, potrebbe essere stata solo l'ultima di una lunga serie di violenze e vessazioni. È su questa ipotesi che si concentrano le indagini, per fare luce sugli ultimi mesi di vita della donna, colpita ripetutamente alle braccia e alle gambe dal marito, Vincenzo Lopresto, 41 anni, e poi morta nel suo appartamento del Parco la Quadra di Miano, alla periferia Nord di Napoli.

Secondo quanto dichiarato dal marito, che ora è in carcere con l'accusa di omicidio, l'uomo avrebbe picchiato la donna, 36 anni, perché sospettava avesse una relazione extraconiugale, della quale però non è emersa nessuna traccia. Era stato lui stesso a chiamare i soccorsi, quando si era reso conto che Fortuna Bellisario aveva smesso di respirare. Dopo un primo esame del medico legale sul corpo della donna era stato evidenziato che i segni dei colpi non erano così devastanti da causare la morte ma non si è escluso che possano avere provocato delle lesioni ai polmoni o agli altri organi interni. In quella occasione, però, erano stati trovati anche lividi e contusioni più datati, che non risalivano all'aggressione del 7 marzo e questo ha portato gli inquirenti della IV sezione della Procura della Repubblica di Napoli a ipotizzare che la donna fosse già “prigioniera” in un matrimonio in cui le violenze erano all'ordine del giorno.

Gli inquirenti vogliono ascoltare anche i familiari di Fortuna, che hanno detto che negli ultimi tempi avevano visto la vittima molto raramente e soltanto in compagnia del marito. Oggi è prevista l'udienza di convalida della misura cautelare per Vincenzo Lopresto e il conferimento dell'incarico per l'autopsia.