Lunedì, 11 marzo, verrà conferito l'incarico per l'autopsia sul corpo di Fortuna Bellisario, la donna di 37 anni uccisa al culmine di una lite col marito scoppiata ieri, 7 marzo, nell'abitazione della coppia a Miano, nell periferia Nord di Napoli. Gli esami autoptici saranno fondamentali per stabilire le cause della morte. Di certo c'è che la donna è stata picchiata dal marito, Vincenzo Lopresto, 41 anni, che l'ha colpita ripetutamente con la stampella che usava per aiutarsi a camminare; la discussione, ha spiegato successivamente l'uomo alle forze dell'ordine, sarebbe degenerata quando la moglie gli avrebbe detto di essere ormai determinata a porre fine al loro matrimonio.

Dopo l'aggressione è stato lo stesso Lopresto, che ora si trova nel carcere di Poggioreale con l'accusa di omicidio, a chiamare il 118. L'ambulanza era arrivata dopo poco ma i soccorsi si erano rivelati inutili, la 37enne è deceduta mentre cercavano di rianimarla. Subito dopo sono intervenute le volanti dell'Ufficio Prevenzine Generale della Questura di Napoli, chiamate dal personale medico.

Sul corpo di Fortuna sono stati trovati i segni delle percosse, ma a un primo esame sembrerebbe che i segni non fossero così forti da ucciderla; malgradò la considerazione iniziale, che dovrà trovare riscontro nell'autopsia, non si può escludere che i colpi abbiano causato lesioni agli organi interni o un collasso ai polmoni causando quindi emorragie interne o facendola soffocare. In questa fase non viene nemmeno scartato che le percosse sulle gambe e sulle braccia abbiano provocato un infarto e quindi la morte.

Dal primo esame del medico legale è emerso, però, anche un altro particolare: sul corpo c'erano anche contusioni e lividi non recenti e quindi, malgrado non ci sia nessuna denuncia, è possibile che Fortuna fosse stata già aggredita in passato.

Mentre nella casa di Miano Fortuna veniva brutalmente aggredita, in una chiesa poco distante si stavano preparando i funerali di Norina Matuozzo, uccisa a colpi di pistola pochi giorni in una palazzina di via Papa Giovanni XXIII, a Melito. Per quell'omicidio è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale il marito, Salvatore Tamburrino, reo confesso, accusato anche di favoreggiamento nei confronti di Marco Di Lauro, il boss di Secondigliano stanato poche ore dopo l'arresto dell'uxoricida.