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27 Maggio 2020
13:08

Gragnano, nipote del boss ucciso a coltellate a 17 anni, fermati due ragazzi

Due giovani, Ciro Di Lauro e Maurizio Apicella, rispettivamente 21 e 20 anni, sono stati sottoposti a fermo per omicidio e tentato omicidio per la morte del 17enne Nicholas Di Martino e il ferimento del cugino della vittima, Carlo Langellotti; i due erano stati accoltellati nella notte del 25 maggio in via Vittorio Veneto, a Gragnano (Napoli).
A cura di Nico Falco
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Due giovani sono stati fermati per l'omicidio del 17enne Nicholas Di Martino, nipote del boss ergastolano Nicola Carfora, ferito mortalmente a coltellate nella notte del 25 maggio a Gragnano, in provincia di Napoli. Si tratta di un 20enne e di un 21enne, entrambi del posto, che erano stati individuati come sospettati e ascoltati nelle scorse ore; sono ritenuti coinvolti nella rissa avvenuta intorno alle 4 del mattino in via Vittorio Veneto che si è conclusa con il ferimento di Di Martino e del cugino 30enne, Carlo Langellotti.

I due giovani, Ciro Di Lauro, 21 anni, e Maurizio Apicella, 20 anni, sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, sono accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso e di tentato omicidio; sono stati rinchiusi nel carcere di Secondigliano a disposizione della Procura; il provvedimento è stato eseguito dal personale della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato Castellammare di Stabia della Polizia di Stato.

Il 17enne ucciso era stato accompagnato in ospedale proprio dal cugino, ma era morto durante il trasporto al Pronto Soccorso per i fendenti che lo avevano raggiunto all'inguine e all'addome; il 30enne, anche lui ferito nella rissa, era stato sottoposto ad una operazione chirurgica d'urgenza e ricoverato.

Circa un'ora dopo, a Gragnano, c'era stato un agguato fallito: due persone a piedi avevano aperto il fuoco contro un 21enne che era in automobile esplodendo almeno sei o sette colpi; il ragazzo era riuscito a scappare, ferito al braccio, e si era rifugiato in casa di una parente a Castellammare di Stabia, per poi sporgere denuncia ai carabinieri un paio d'ore dopo.

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