Funziona così: visto che studiare è un diritto, e visto che costa tanti soldi, se tu non hai tanti soldi deve esserti garantita lo stesso la possibilità di farlo. Funziona che lo Stato finanzia la Regione, che finanzia un'Azienda (finanziata anche da una parte delle tasse universitarie) che si occupa di diritto allo studio, e quell'Azienda ti garantisce una borsa di studio, delle agevolazioni sulle tasse, una serie di servizi tipo alloggi e mensa. Nella mia carriera universitaria io ho avuto la fortuna di incrociare lungo la mia strada un'Azienda che si chiama Adisu Federico II, che però non è che funzioni proprio così. Nel senso, tutto l'apparato concettuale è più o meno lo stesso, ma ci sono tutta una serie di gap, di salti logici, di fenomeni inspiegabili che rendono molto più avventurosa la vita di uno studente iscritto all'ateneo federiciano.

Il primo di questi fenomeni è che per fare domanda di borsa di studio devi essere iscritto all'università. E per iscriverti all'università devi pagare le tasse. E per pagare le tasse devi avere dei soldi. Che in teoria, se hai bisogno di una borsa di studio, forse non hai. Ma l'Adisu Federico II ha un sacco di fiducia nell'umanità o nei misteri della fede, e nessuno pare porsi il problema. Il secondo di questi fenomeni è la tempistica in cui i dati delle domande vengono elaborati e si trasformano in graduatorie. Parliamo di un tempo che in genere va dai sei mesi all'anno tondo tondo. E tu nel frattempo non è che aspetti le graduatorie: devi fare esami e accumulare crediti, sennò poi non sei idoneo a ricevere una borsa di studio. E allora di nuovo, misteri della fede e dal nulla compaiono libri, soldi per i trasporti pubblici, e tutto il necessario annesso e connesso.

Il terzo di questi fenomeni si chiama “idonei non beneficiari”. Gli idonei non beneficiari sono i bimbi sperduti dell'università, una massa enorme di semispettri cui è riconosciuto che non hanno i mezzi materiali per studiare, ma siccome non ci sono abbastanza soldi, devono arrangiarsi. Praticamente, con un'operazione che si dà nell'ambito della scientificità di una partita a tombola, si prendono tutti quelli che non possono permettere di studiare e si decide che ad alcuni si danno dei soldi per farlo, ad altri no. Per capire l'ingenza di questo dato, basta dirci che in Campania nell'Anno Accademico 2009\2010 solo il 56% degli aventi diritto è stato assegnatario di borsa di studio; il 50% nel 2010\2011, soltanto il 34% nel 2011\2012 e addirittura il 27% circa nel 2012\2013. Il che significa che rispettivamente il 44%, il 50%, il 66% e il 73% degli studenti che avevano bisogno di mezzi per potersi permettere di studiare sono stati abbandonati a loro stessi, senza che nessuno si sia posto il problema della sopravvivenza della loro vita accademica. Per ovviare a questo problema senza risolverlo, con la nuova riforma dell'ISEE viene rivalutato il calcolo dell'ISPE, un indicatore della situazione patrimoniale, e questo ha fatto schizzare alle stelle moltissimi ISEE senza adeguare le soglie di accesso alle borse. In pratica, uno che è rimasto povero uguale allo scoso anno, con il nuovo ISEE non ha più diritto alla borsa di studio. Cioè, non uno: in media, il 20% degli (ex) aventi diritto.

Ma in tutti questi anni, tutti gli idonei non beneficiari ad oggi cancellati con un colpo di spugna, come avranno mai potuto permettersi di studiare? Di nuovo, mistero della fede. Alcuni, quindi, per studiare dovranno arrangiarsi, lavoricchiare, indebitarsi, chiedere una grazia alla Madonna o quel che gli pare. Altri invece sono più fortunati e non devono farlo. No, non è propriamente così. Nel senso, i soldi arrivano, ma non si sa quando. Personalmente, mi sono laureata a febbraio 2015 e sono ancora in attesa della borsa di studio che avrebbe dovuto consentirmi di studiare nell'Anno Accademico 2013\2014. Io intanto mi sono pagata un abbonamento per la metropolitana, i libri, i vari pasti fuori casa, la stampa delle tesi e tutto le spese che sono state necessarie per il mio percorso di studi. Nessuno mi ha mai chiesto come abbia fatto, nessuno si è mai chiesto come avrei fatto. Mistero della fede.

Perché all'Adisu Federico II funziona così: loro i soldi (pochi) a un certo punto te li danno pure (non a tutti), ma fino a che non accade il problema è tutto tuo. E non esistono strumenti di individuazione del periodo in cui questa cosa accadrà. Potrebbe essere entro pochi mesi dalla domanda, tanto quanto dopo anni. Ci sono borsisti dell'Anno Accademico 2010\2011 ancora in attesa di ricevere i propri soldi, e nessuno che si pone il problema di come avranno fatto nel frattempo a studiare, laurearsi, sposarsi, avere dei figli, andare in pensione. Certo, puoi chiedere informazioni. Quando chiedi informazioni incontri due serie di personaggi: il cinico che, come se quella cosa là non fosse il suo lavoro, ti risponde: “non si sa”, e il magnanimo, che preferisce regalarti un'illusione per non spegnere la tua fiducia nel mondo, e ti dice un mese a caso. Poi tale scadenza e per tutto quel mese ogni giorno migliaia di studenti accedono al sito e lo aggiornano compulsivamente ogni paio di ore, che se ci mettessero dei banner pubblicitari potrebbero raddoppiare la copertura delle borse.

La borsa 2013-2014, per esempio, quella che aspetto io nonostante sia ormai laureata, nell'ultimo è stata promessa progressivamente entro: gennaio, aprile, “l'estate”, “fine maggio, giugno, luglio”, “sicuramente entro agosto”, “forse a fine agosto”, e ora che giustamente siamo in pieno settembre chi hanno risposto: “entro l'autunno”. L'autunno. La stagione. Un arco temporale di quattro mesi. Però se poi ti servono i soldi per studiare e ti trovi un lavoro, e resti indietro con gli esami, finisce che perdi il numero di crediti sufficienti per aver diritto alla borsa. E spesso paghi anche tasse più alte in quanto fuori corso. Perché in teoria, se tu vuoi la borsa, devi meritarla e stare tutto il tempo a studiare per averla. Anche se devi trovarti un lavoro per studiare, perché non hai i soldi e nessuno te li là, che poi è la ragione per cui vuoi la borsa. Come dovresti fare? Mistero della fede.