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21 Dicembre 2015
9:58

I veleni e la bonifica infinita di Napoli Est

La bonifica dell’ex area industriale alla periferia orientale di Napoli fu decretata nel 1998 ma ad oggi nessuna delle aree è stata liberata dai veleni. La storia di una riqualificazione fondata su uno scambio (fallimentare) tra pubblico e privati.
A cura di Antonio Musella
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L'inchiesta della magistratura che ha riguardato la Kuwait Petroleum spa e la sua frode per 240 milioni di euro grazie all'occultamento di rifiuti liquidi pericolosi, ha riportato alla luce uno dei buchi neri di Napoli: la periferia orientale. Da area industriale della città a cimitero di strutture dismesse e spazi sconfinati lasciati all'abbandono ed al degrado. Ma soprattutto un territorio profondamente inquinato da quelle che furono le attività industriali, in particolar modo delle raffinerie. Dal 1998 le ex aree industriali di Napoli Est è un sito di interesse nazionale da bonificare. Ma ad oggi nessuna opera di riqualificazione del territorio è stata portata a termine.

Napoli Est: inquinati terreni e falde

Sono decine le industrie che sono state in attività dal dopo guerra fino agli anni novanta tra i quartieri di Poggioreale, Gianturco e San Giovanni a Teduccio. Senza dubbio la presenza più corposa è stata quella delle raffinerie: Agip, Esso, Q8, Butangas, In.eco.gas, Kuwait Petroleum, Energas. Accanto ad esse sono proliferate le aziende meccaniche come la MecFond, la Ergom, la Whirlpool, la Ansaldo, ed altri stabilimenti legati alla componentistica meccanica. L'inizio della dismissione dell'area industriale avviene alla fine degli anni ottanta, dapprima con la chiusura di alcune aziende che decisero di lasciare Napoli con i loro stabilimenti produttivi e poi con la dislocazione delle raffinerie a seguito del tremendo incidente del 1985. Il 21 dicembre 1985 esplose un serbatoio del deposito Agip a via Brecce a Sant'Erasmo, un vero disastro che provocò 5 morti, oltre 160 feriti e lo sfollamento di oltre 2500 abitanti nelle zone tra Gianturco e San Giovanni a Teduccio. A seguito di quella terribile deflagrazione si avviò la delocalizzazione di una parte consistente delle raffinerie. Nel 1999 l'area di Napoli Est diventa un S.i.n. – sito di interesse nazionale – e ne viene ordinata la bonifica sotto al regia del Ministero dell'Ambiente. Si avviò lo screening del territorio da parte dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente della Campania, un lavoro che consegnò dei dati particolarmente allarmanti: l'elenco di sostanze inquinanti trovate nei terreni e nelle falde acquifere sopra cui insistevano gli stabilimenti industriali è impressionante. Benzoantracene, piombo, clorulo di vinile, benzoapirene, manganese, zinco, Pcb, diossine, sono solo alcuni degli agenti inquinanti rinvenuti nei campioni prelevati dai tecnici dell'Arpac.

Zona Orientale, suoli privati: 16 anni inutili

Per coordinare la bonifica di Napoli Est venne istituita una società consortile a carattere pubblico, la Napoli Orientale S.c.p.a., che ha chiuso i battenti nel 2013 senza aver raggiunto la mission per la quale fu creata. È lo Stato dunque che intervenne direttamente per assicurare una riqualificazione alla periferia orientale di Napoli. Il soggetto attuatore della bonifica fu individuato nella Sogesid, società di proprietà del Ministero dell'Ambiente, che ancora oggi, è il soggetto che coordina le attività. Per bonificare Napoli Est lo stato propose un accordo ai privati: alle aziende spetta la bonifica dei suoli a loro spese ed in cambio lo Stato concede l'uso  dei suoli per 99 anni in maniera gratuita. Un do ut des, attraverso il quale, nelle intenzioni, si provava a garantire il mantenimento occupazionale (e magari il rilancio industriale) dell'area e la riqualificazione. Ma molte delle aziende chiamate a bonificare si trovavano (e si trovano) ancora in piena attività. La bonifica di ognuno dei suoli rientranti nel S.i.n. è assai costosa e prevede un lavoro lungo e complesso. In buona sostanza a molte aziende in attività lo scambio concessione per bonifica non è conveniente in termini economici. Per le aree dismesse invece l'interesse ad effettuare la bonifica dovrebbe coincidere con l'interesse a investire di nuovo su quei terreni, circostanza che quasi mai si è verificata. Lo stato dell'arte delle bonifiche, certificato dai dati pubblici più recenti, è la seguente: dei 66 siti privati ricadenti nel S.i.n ed avviati a bonifica, 29 hanno caratterizzato i suoli, 6 hanno presentato un progetto preliminare di bonifica, solo 3 hanno presentato il progetto definitivo di bonifica, nessuna bonifica è stata portata a termine. Per 37 siti, ovvero oltre il 50% delle intera area, non è stato fatto assolutamente nulla. Appare chiaro che l'accordo fondato sullo scambio bonifica-concessione, ad oggi si può definire un vero e proprio fallimento.

Da San Giovanni a Teduccio a Ponticelli: la situazione oggi

Per quattro aree ricadenti all'interno del S.i.n Napoli Est la proprietà dei suoli appartiene ad enti pubblici, pertanto è al pubblico che spetta l'opera di bonifica. Di proprietà del Comune di Napoli sono il depuratore di Napoli Est, l'area della ex ICM di via Nuove Brecce ed i capannoni industriali sempre in via Nuove Brecce dove dal 2011 ha sede il sito di trasferenza dei rifiuti della città di Napoli gestito dalla ASIA. La Regione Campania invece è proprietaria dell'area della ex motorizzazione civile (Ufficio Provinciale M.C.T.C.). C'è poi l'area della ex Manifattura Tabacchi, un'area demaniale di proprietà dello Stato rispetto alla quale nel 2010 è stato presentato un progetto di riqualificazione dalla Fintecna Immobiliare, società pubblica controllata da Cassa Depositi e Prestiti. Anche su queste aree si sconta un notevole ritardo sul piano di riqualificazione. È curioso osservare come la allora società Napoli Orientale S.c.p.a. aveva trasferito nel 2006, tutte queste aree al Commissariato Straordinario per l'emergenza rifiuti. Proprio nella ex Manifattura Tabacchi, l'allora commissario straordinario Gianni De Gennaro, oggi ai vertici di Finmeccanica, voleva costruire un sito per i rifiuti urbani della città di Napoli. I fondi per la bonifica di tutte le aree pubbliche sono in capo al Ministero dell'Ambiente che devi erogarli a Sogesid (controllata dallo stesso Ministero) per avviare le opere. Pertanto i ritardi sulle riqualificazioni delle aree pubbliche sono di responsabilità del governo centrale che, dopo lo scioglimento della Napoli Orientale S.c.p.a., è l'ente responsabile per la bonifica del S.i.n.

 
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