Il nuovo approccio del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris con il governatore Vincenzo De Luca, che lo stesso primo cittadino ha definito "istituzionale", ha aperto nuovi scenari sul sentiero che conduce alle prossime elezioni regionali in autunno ed alle elezioni comunali della primavera del 2021. Al di là del tema, sicuramente rilevante, del come Napoli affronterà la fase 2 della pandemia, dietro all'avvicinamento tra i due eterni nemici si giocano delle partite decisive per il futuro assetto amministrativo della Regione Campania e del Comune di Napoli. A prescindere dai progetti personali e dalle legittime ambizioni, ci sono delle date che segneranno in maniera inequivocabile gli scenari futuri di De Magistris: il 27 Luglio e il 31 Luglio.

Il 27 luglio, data ultima per votare insieme Comune e Regione

Tra le fila arancioni in tanti hanno spinto per un riavvicinamento tra De Magistris e De Luca, sia nella giunta che nella ormai risicatissima truppa in consiglio comunale che può contare solo su 13 consiglieri comunali, ben lontani da una maggioranza politica. In Comune a tirare le fila dei favorevoli al dialogo c'è Alessandra Clemente, convinta che questa sia la sola strada che permetterà agli arancioni di poter dire la loro anche sulle prossime elezioni comunali del 2021. Chi proprio non può digerire il dialogo con De Luca e l'assessore alla cultura Eleonora De Majo espressione dei centri sociali che in questi anni hanno aspramente combattuto le politiche del governatore soprattutto sui temi ambientali. Ma il Sindaco è profondamente combattuto, ne sono testimonianza le innumerevoli dichiarazioni rilasciate dallo stesso De Magistris dopo l'incontro con De Luca in cui si è affrettato a dichiarare che: "Non ci sono le condizioni per un sostegno a De Luca in vista delle prossime elezioni regionali". De Magistris, dopo tutto, sebbene si renda conto del profondo isolamento in cui si trova che ne pregiudica ogni aspirazione futura, mantiene anche un punto di coerenza con se stesso in virtù di una genuinità politica che è sempre stata anteposta al calcolo. Ma anche tra le fila di Palazzo Santa Lucia non tutti vedono di buon occhio il dialogo tra i due a cominciare dai deluchiani di ferro come il generale Carmine De Pascale, fedelissimo del governatore, fino agli ex sostenitori di De Magistris come David Lebro, ex consigliere comunale ed ora al vertice dell'ACER. Ma veniamo al punto, a fare da pontiere tra i due è senza dubbio il Partito Democratico, la proposta è quella di votare insieme per comunali e regionali, chiedendo a De Magistris di dimettersi e dare vita ad una lista di sostegno a Vincenzo De Luca che non sia direttamente quella di DemA. Il modello è quello di "Emilia Coraggiosa" che alle regionali dell'Emilia Romagna vinte dal democratico Stefano Bonaccini, portò all'affermazione di Elly Schlein, convogliando le forze della sinistra radicale intorno al candidato del Pd. In cambio De Magistris potrebbe aspirare ad una nomina governativa, che può essere sia politica che tecnica ed allo stesso tempo si definirebbe da subito lo schieramento per le prossime elezioni comunali che vedrebbe DemA e Pd nella stessa coalizione. Una ipotesi che vede diversi sostenitori tra le fila arancioni, ma che proprio non può essere digerita da Luigi De Magistris. C'è una data che definirà tutto con certezza, è il 27 luglio come indicato dal D.L. 26/2020 del 20 aprile che disciplina le prossime elezioni degli enti locali. Se De Magistris si dimette o viene sfiduciato entro il 27 luglio allora il Comune e la Regione andranno al voto insieme. Ma passata quella data sarà impossibile tenere insieme le due tornate elettorali. La via di mezzo, gradita a De Luca sarebbe quella della "desistenza": DemA non presenta la lista alle elezioni regionali e lascerebbe liberi alcuni pezzi della sua giunta e della sua maggioranza di dare vita ad una lista civica a sostegno del governatore uscente. Ipotesi che non permetterebbe il voto unito in Comune e in Regione, ma lascerebbe aperto uno spiraglio per ragionare in futuro.

L'incubo del bilancio, il limite è il 31 luglio

C'è un'altra data che segnerà inevitabilmente il futuro di Luigi De Magistris, ed è una scadenza che avrà molto a che fare con i numeri: è quella del 31 luglio termine ultimo per l'approvazione del bilancio previsionale del Comune di Napoli. Se non sarà approvato entro quella data scatterà il commissariamento dell'ente che porterà alla nomina di un commissario straordinario che traghetterà la città fino alle elezioni del maggio 2021. Uno scenario che spazzerebbe via ogni possibile strategia politica e che anzi spianerebbe la strada per il Partito Democratico verso il Comune di Napoli. Se la città verrà commissariata chi la gestirà non potrà che dichiarare il dissesto dell'ente con una ricaduta enorme sulla vita dei cittadini. Un commissariamento lungo quasi un anno che farebbe tornare i conti con un prezzo salatissimo per la qualità della vita dei cittadini, ma che consentirebbe a chi arriva dopo di ricostruire. Ed è qui che i numeri iniziano ad avere un peso prevalente, Pd ed Italia Viva si rinfacciano la poca opposizione a De Magistris sfidandosi vicendevolmente a sfiduciarlo in consiglio comunale. Italia Viva conta oggi 3 consiglieri comunali, mentre il Pd è passato da 5 a 3 dopo gli addii di Diego Venanzoni e Alessia Quaglietta. La maggioranza arancione è ferma a 13, l'ago della bilancia è l'imponente gruppo misto, formato anch'esso da 13 consiglieri. Insomma i numeri per la sfiducia ci sono tutti, ma appare assai difficile che i consiglieri comunali che si candideranno alle elezioni regionali possano far cadere l'amministrazione prima di conoscere l'esito della propria battaglia nelle urne. Tutto passerà da Raffaele Grimaldi, ragioniere generale del Comune di Napoli, sarà lui ad dover far quadrare i conti per poter portare in consiglio comunale un documento economico razionale e solido. Il seconda battuta la palla passerà all'aula che dovrà approvarlo, un'aula in cui i numeri arancioni da soli non basteranno. Negli ultimi anni l'ex capo di gabinetto Attilio Auricchio ha sempre svolto una moral suasion sul ragioniere generale e sui consiglieri del gruppo misto per consentire l'approvazione del bilancio. Senza la mediazione del colonnello tutto sembra molto più complesso. In caso di commissariamento, per legge, scatterà per il Sindaco e la Giunta l'interdizione alla candidatura per gli enti pubblici per i prossimi 5 anni. Uno scenario da incubo che metterebbe fine a ogni aspirazione e ogni possibile scenario futuro degli arancioni che verrebbero decapitati senza appello.