“Il Gambrinus deve migliorare il servizio”: quando il bar diventa lo specchio della città

La piazza più significativa di Napoli, uno dei suoi simboli più rappresentativi, il "salotto" della città, sta per cambiare volto. L'accordo raggiunto tra Prefettura, Comune e Demanio ha dato il via libera alla locazione degli immobili presenti sotto il colonnato della Basilica di San Francesco da Paola, in piazza del Plebiscito, che presto potrebbero essere trasformati in negozi, bar e ristoranti, con l'aggiunta di un sito archeologico che porterà alla scoperta delle bellezze del sottosuolo. È da questa notizia che prende le mosse un articolo di Sarah Galmuzzi pubblicato su Scatti di Gusto, che si pone – attraverso l'analisi del rapporto tra qualità e costo dei prodotti e il servizio reso all'interno dello storico Caffè Gambrinus, che affaccia sulla piazza – un interrogativo sul futuro di Napoli.
"Il Gambrinus può davvero dormire sonni tranquilli?" si chiede Sarah Galmuzzi, alla luce delle novità che presto interesseranno la piazza, che poi prosegue riportando la sua esperienza all'interno del bar. L'autrice raffronta il prezzo di una brioche e due caffè al ginseng, 16 euro (che in un'altra città turistica italiana, ad esempio a Venezia, sarebbero potuto diventare 50) con il servizio resole dal personale del bar, in termini di educazione e di rapporto con il cliente.
L'articolo, prendendo le mosse dall'esperienza dell'autrice al Gambrinus, secondo la quale, per giustificare il prezzo bisogna "rispettare la propria storia e quella della città", offre un interessante spunto di riflessione legato al futuro di Napoli. Se il progetto di uniformare piazza del Plebiscito, biglietto da visita della città, alle grandi piazze delle principali città europee dovesse andare definitivamente in porto, se insomma, invece che solo sulla carta, nel prossimo futuro la piazza dovesse essere invasa da turisti e cittadini, seduti ai tavolini disseminati nella prossimità del colonnato, siamo sicuri di essere all'altezza della situazione? Cambiare volto ad una piazza non implica automaticamente rinnovare la forma mentis di una città – per storia, cultura, politica e costituzione sociale, nessuno escluso – reticente all'omologazione.