La Campania è la regione dove il Movimento 5 Stelle ha retto meglio all'onda d'urto del crollo dei consensi nelle ultime elezioni europee. I grillini si sono confermati prima forza politica della Campania con il 33,8% dei voti, raggiungendo nella città di Napoli addirittura il 39,8%. Resta lontano l'exploit delle elezioni politiche dove in alcuni collegi campani l'M5S raggiunse percentuali bulgare, ma di sicuro la compagine di Luigi Di Maio si prepara alle prossime elezioni regionali del 2020 con la consapevolezza di poter lottare per la vittoria. Ma la vera incognita al momento è proprio quella del nome del candidato del Movimento 5 Stelle alla poltrona di governatore della Campania. Tra guerre tra fazioni e problemi di metodo, l'individuazione del candidato governatore grillino sarà tutt'altro che semplice e potrebbe dare vita a scenari inaspettati.

Il problema "Rousseau" e i paletti dei "fichiani"

A differenza degli altri partiti politici dove la scelta dei candidati avviene nelle riunioni di segretaria e nelle assemblee di partito, il Movimento 5 Stelle ha scelto da tempo la piattaforma Rousseau come strumento per stabilire i candidati alle elezioni a tutti i livelli. Un metodo che si è trasformato ben presto in un vero e proprio boomerang. All'interno del Movimento i mal di pancia e le perplessità stanno dilagando a macchia d'olio.  Proprio Fanpage.it ha portato alla luce nei mesi scorsi il sistema di account fasulli di cui beneficiò il medico campano Francesco Mennella in occasione della consultazione sulla piattaforma per la scelta dei candidati alle elezioni europee. Mennella fu poi escluso, ma i casi di sostituzione dall'alto dei candidati sono stati numerosi e documentati. A seguito dello scandalo degli account falsi, la recente consultazione sulla fiducia al capo politico Luigi Di Maio ha visto, soprattutto in Campania, la protesta di numerosi attivisti che non hanno preso parte alla votazione. Per motivi diversi anche molti parlamentari non hanno partecipato al voto su Rousseau, come il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico. Insomma la possibilità che per le prossime elezioni regionali la scelta dei candidati presidente passi per un metodo diverso è possibile. Di certo, le regole non cambierebbero solo per la Campania ma per tutte le regioni dove si andrà a votare. A quel punto il candidato potrebbe arrivare dall'alto. E qui inizia il valzer dei posizionamenti. La corrente di Roberto Fico, che in Campania vanta una lunga schiera di deputati e senatori tra cui Luigi Gallo e Paola Nugnes, ha chiesto un candidato unitario, che rappresenti tutte le anime e non solo una parte del Movimento. Una posizione politica che deriva anche dalle differenze interne all'universo grillino proprio sul modo di condurre il rapporto con la Lega di Matteo Salvini. Immigrazione, grandi opere, ambiente, sicurezza, sono i temi su cui i parlamentari più vicini a Roberto Fico hanno segnato un solco con l'alleato leghista, attirando su di loro le ire dei colleghi più vicini a Luigi Di Maio. Per la presidenza della Regione Campania il nome finito sul tavolo è quello del Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, napoletano, generale dei carabinieri, radicato sul territorio in particolar modo nella terra dei fuochi.  Il nome di Costa potrebbe mettere d'accordo tutti e lo stesso Ministro in tempi non sospetti ha fatto sapere di essere disponibile a correre per la presidenza della Regione Campania con "spirito di servizio". Ma oltre a Costa, che dovrebbe comunque accettare di lasciare il Ministero dell'ambiente, c'è un secondo nome che sta emergendo in queste settimane, è quello del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alle politiche giovanili e alle pari opportunità Vincenzo Spadafora. Fa parte del cerchio magico di Luigi Di Maio, ed era tra i pochi presenti al tavolo d'emergenza convocato dal Movimento 5 Stelle subito dopo la disfatta delle elezioni europee. Originario di Frattamaggiore, un passato al vertice dell'Unicef, è nota la sua vicinanza in passato con i Verdi di Pecoraro Scanio. Recentemente è stato protagonista del boicottaggio del Festival della Famiglia di Verona da parte del Movimento, organizzando in contemporanea un evento a Roma sulle politiche giovanili. Spadafora sta tessendo reti, svolge incontri, apre interlocuzioni anche con altre forze attualmente senza un tetto politico. Con lui in campo potrebbe esserci una convergenza tale da rendere possibile una lista civica di sostegno al Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali della Campania, una eventualità resa possibile proprio dalle posizioni assunte da Luigi Di Maio. Questo scenario però sarà reso possibile solo nel caso in cui la piattaforma Rousseau sarà messa da parte o quanto meno sia giudicata non più sufficiente per definire sia la lista dei candidati consiglieri che quella del candidato governatore.

La soluzione interna e le quotazioni in calo della Ciarambino

Se invece si decidesse di proseguire con la piattaforma Rousseau come strumento unico di definizione della lista e del candidato governatore, allora i grillini non potrebbero che ripartire dagli attuali 7 consiglieri regionali della Campania: Valeria Ciarambino, Luigi Cirillo, Gennaro Saiello, Tommaso Malerba, Vincenzo Viglione, Michele Cammarano e Marì Muscarà. Valeria Ciarambino, già candidata e sconfitta contro Vincenzo De Luca cinque anni fa, fino a pochi mesi fa sembrava assolutamente riconfermata nel ruolo di aspirante governatore. Ma le quotazioni della Ciarambino, da sempre legatissima a Luigi Di Maio, sono in calo. A Roma non sono piaciuti alcuni suoi atteggiamenti nei confronti dell'operato dei Ministri del Movimento 5 Stelle, in particolar modo sul tema della sanità, la cui ministra è Giulia Grillo e dell'ambiente, il cui dicastero è retto proprio da Sergio Costa. La Ciarambino sarebbe comunque sostenuta da buona parte del gruppo consiliare in Regione Campania. Di certo un profilo così legato a Luigi Di Maio e in rapporti non eccelsi con alcuni ministri di peso, non sarebbe la figura più gradita per la corrente dei fichiani, che anzi alzerebbero le barricate. Questi ultimi potrebbero invece puntare su Vincenzo Viglione, ingegnere, consigliere eletto a Caserta, che negli ultimi 5 anni in Regione Campania ha portato avanti con precisione e caparbietà numerose battaglie sui temi ambientali, dalle bonifiche alla costruzione dei nuovi impianti. Questa soluzione interna ad oggi rappresenta la più lineare ma forse la più debole, d'altronde l'M5S nelle elezioni amministrative senza un candidato di peso ha sempre pagato dazio in termini di consensi. I numeri venuti fuori dalle elezioni europee parlano chiaro. La coalizione di Vincenzo De Luca (Pd, Verdi, Popolari e +Europa) ad oggi pare in netto ritardo arrivando in Campania a poco più del 23% dei consensi. Il centro destra unito a trazione leghista invece in Campania raggiungerebbe il 38,6% dei consensi, con meno di cinque punti di margine sul Movimento 5 Stelle fermo al 33,8%. C'è da recuperare qualche punto insomma ed una figura di respiro nazionale potrebbe essere la soluzione più adatta per permettere al Movimento 5 Stelle di guadagnare l'ingresso a Palazzo Santa Lucia. Un trascinatore vero capace di superare l'onda leghista che ha iniziato a mettere radici in Campania.

Le alleanze (im)possibili

Come anticipato la figura che maggiormente sta lavorando ad un quadro di alleanze più larghe per riuscire a vincere le prossime elezioni regionali in Campania è quella di Vincenzo Spadafora. Sono in tanti in regione, tra Sindaci e amministratori locali soprattutto dal campo del centro sinistra, a guardare con interesse ad una possibile alleanza con il Movimento 5 Stelle. Non ultima l'irruzione sulla scena di Luigi De Magistris, pronto a candidarsi alla guida della Regione Campania, fatto che potrebbe rimescolare le carte in tavola. Ma all'interno dell'universo grillino la netta maggioranza sembra aver chiuso le porte a questa possibilità. Non solo le prese di posizione di molti consiglieri regionali guidati proprio da Valeria Ciarambino hanno chiuso le porte ad una possibile alleanza con il Sindaco di Napoli, ma anche la stessa corrente di Roberto Fico non ha per ora mostrato una chiara sponda a DemA. Non ultima c'è la presa di posizione del senatore Vincenzo Presutto, marito della consigliera comunale grillina di Napoli Marta Matano, che insieme a una cinquantina di parlamentari ha presentato un'interrogazione parlamentare sulle presunte irregolarità nell'approvazione dell'ultimo bilancio di Palazzo San Giacomo. Tra quelli che la porta non l'hanno chiusa però c'è proprio Vincenzo Spadafora, convinto che quel "quid" in più portato in dote da De Magistris permetterebbe all'M5S di superare il centro destra alle prossime regionali. In fondo i due schieramenti sembrano davvero appaiati e la differenza la faranno pochi punti percentuali.