Una grossa fetta di parmigiano da circa un chilo, in cui viene scavato un piccolo buco per ricavare un nascondiglio da richiudere con un altro strato di formaggio. È il nuovo stratagemma escogitato per far entrare in carcere piccoli oggetti come telefonini e droga. Lo hanno scoperto gli agenti della Polizia Penitenziaria nel carcere di Avellino, un altro carico uguale è stato intercettato anche a Napoli, nel carcere di Poggioreale: segno che con tutta probabilità si tratta di un canale ben collaudato e diffuso, di cui finora non c'era però stata evidenza nei carceri campani. O, meglio: la droga era arrivata insieme agli alimenti, anche in confezioni di salumi e formaggi, ma mai era stata trovata una "cassaforte" di parmigiano.

"Nell'istituto di Avellino – spiega Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del sindacato SAPPE – la Polizia Penitenziaria ha rinvenuto in due diversi pacchi, perfettamente nascosti in due grosse fette di parmigiano, due telefonini e un quantitativo di circa 50 grammi di hashish. Le fette di formaggio erano state tagliate con precisione e poi incollate alla perfezione tanto da rendere impercettibile la manomissione ed impensabile il nascondiglio. Si tratta di un vero e proprio traffico – continua Fattorello – favorito in questo periodo dall'intensificarsi dell'invio dei pacchi postali a mezzo corriere a causa della sospensione dei colloqui per l'emergenza Covid-19. Negli ultimi giorni ci sono stati altri sequestri: ad Ariano Irpino è stato trovato dell'hashish in due spedizioni e sono stati trovati due telefonini, uno nascosto dietro un battiscopa e uno mentre veniva usato da un detenuto; a Salerno, oltre all'hashish, gli agenti hanno trovato uno smartphone e tre microtelefoni".

Per bloccare questi traffici, aggiunge il segretario generale Donato Capece, è necessario che la Penitenziaria venga dotata di migliori sistemi di controllo: "Tutte le carceri devono essere tutte schermate all’uso di telefoni cellulari e qualsiasi altro apparato tecnologico che possa produrre comunicazioni. Altrettanto necessario è prevedere uno specifico reato per coloro che vengono trovati in possesso di cellulari in carcere e dotare i penitenziari di body scanner. Confidiamo che i nuovi vertici dell’Amministrazione Penitenziaria – Bernardo Petralia Capo del Dipartimento e Roberto Tartaglia Vice Capo – raccolgano il nostro appello”.

Alla fine di aprile una consegna, in quel caso tramite un drone, era stata intercettata nel carcere di Secondigliano. Il velivolo, in avaria, era caduto nel cortile del passeggio; trasportava sei telefonini con i relativi caricabatterie ed era diretto al reparto detentivo S2, da dove probabilmente i cellulari sarebbero arrivati ai detenuti dell'alta sicurezza.