Non vi è alcuna prova diretta e inconfutabile del cosiddetto "effetto Gomorra", ovvero delle ripercussioni negative e dell'emulazione che la serie ispirata al romanzo omonimo di Roberto Saviano può generare nei più giovani, così come hanno denunciato il sindaco Luigi de Magistris e il questore Antonio De Iesu. Fatto sta che, e lo confermano purtroppo i recenti fatti di cronaca, a Napoli il fenomeno delle baby gang è concreto, reale: le aggressioni si moltiplicano, molti ragazzini girano armati per le strade e la maggior parte, quelli che non sono armati, si guardano le spalle e hanno paura di uscire.

Alla luce di tutto questo è allarmante la foto, pubblicata su Facebook da un ragazzino che avrà su per giù 10 anni, in cui si mostra insieme a 7 coetanei: sono in posa e tutti tengono in mano un'arma, mazze e manganelli principalmente, ma anche tirapugni e una pistola. È la baby gang della "Parrocchiella" a Montesanto, nel cuore del centro storico di Napoli. Tra le foto emergono situazioni familiari assolutamente in linea con quello che, spiegano gli educatori, è il terreno di coltura migliore per far emergere i futuri delinquenti in città: famiglie disgregate, spesso genitori in carcere o pluripregiudicati o addirittura casi di parenti deceduti per omicidio. Prima di arrivare ad entrare a pieno titolo nelle fila della manovalanza criminale che purtroppo attinge in tenera età ormai, i ragazzini ‘iniziano' a manifestare gli atteggiamenti sui social network, in primis su Facebook e organizzando piccoli ‘blitz' in tutto e per tutto mutuati dalle logiche criminali dei grandi, come quelli per rubare gli alberi di Natale in Galleria Umberto o per appiccare i fuochi durante i Cippi di Sant'Antonio.