Tutti volevano mettere le mani sulla Sma, l'azienda della Regione Campania che si occupa di bonifica e rifiuti finita al centro dell'inchiesta della Procura di Napoli sul sistema corrotto del ciclo dei rifiuti in Campania, svelata grazie all'inchiesta giornalistica di Fanpage.it che ha già portato alle dimissioni del consigliere delegato dell'azienda, Lorenzo Di Domenico, e del presidente, Biagio Iacolare. Lo smaltimento dei rifiuti in Campania faceva gola a tutti a tal punto che, dalle intercettazioni depositate al Riesame dai pm Ivana Fulco e Henry Woodcock – e dai colleghi Ilaria Sasso del Verme e Sergio Amato, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli – e rese note da Il Mattino, per l'affare Sma era pronta a scendere in campo mezza camorra campana.

Dalle intercettazioni emerge un sistema – lo stesso svelato anche dall'inchiesta giornalistica Bloody Money – fatto di tangenti e di collusione tra imprenditori, politica e criminalità organizzata, non ancora suffragato dagli atti ma che, se dovesse essere confermato, farebbe esplodere una vera e propria bomba all'interno della regione, ma non solo. Nelle intercettazioni agli atti, centrali sono i rapporti tra l'imprenditore Giovanni Caruson e il dirigente regionale Lucio Varriale. L'imprenditore, che ha l'auto piena di cimici, parla di un incontro con Varriale per un affare sullo smaltimento dei fanghi che dovrà finire sul tavolo di Luciano Passariello (spesso nominato nelle intercettazioni, non compare mai; anche lui è indagato nell'inchiesta). È qui che si comincia a parlare di una spartizione di soldi che, se dovesse trovare reale riscontro, dimostrerebbe il sistema di tangenti all'interno dell'azienda della Regione Campania. Secondo quanto afferma la Squadra Mobile di Napoli, titolare delle indagini: "Caruson afferma che 20mila euro vanno ad Agostino Chiatto – segretario particolare di Passariello, anche lui coinvolto nell'inchiesta – 15-20 mila euro vanno a Varriale, 15 mila euro a sé stesso, 15mila euro a Maione, 5 mila euro ad Andrea Basile – quindi al "sistema" – e 5mila euro ai giovani impegnati in campagna elettorale (il riferimento è alle politiche appena svoltesi, il 4 marzo, ndr)".

Dal canto loro, sia Chiatto che Passariello negano qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e rigettano le accuse. Ma le intercettazioni a carico di Caruson, nelle quali si fanno i loro nomi, sono decine, come quella nella quale l'imprenditore parla con l'altro uomo d'affari Abramo Maione, prima di incontrare Chiatto con la mediazione di Varriale: "Più o meno con 80mila euro siamo dentro, tanto a Chiatto gli dò 20mila euro, 10 mila euro a Lucio (Varriale, ndr)…". E Maione sembra confermare quanto detto da Caruson: "40mila euro a loro minimo, 15 a me, 15 a te, e gli altri 10 che rimangono, 5 ad Andrea Basile e 5 ai ragazzi impegnati nella campagna elettorale. Poi, nei soldi che risparmiamo, visto che andiamo a chiedere il piacere di 150-160…" l'ultimo riferimento è al prezzo, esorbitante, per ogni tonnellata di fango smaltita.

Come detto, le intercettazioni sono decine, così come sono tantissimi i nomi pronunciati, sui quali la Procura sta indagando a fondo. Imprenditori, politici e camorristi che, se le intercettazioni troveranno riscontro, costituiscono un sistema consolidato e corrotto in seno ai vertici della politica e dell'economia campana. La chiosa di Caruson, poi, descrive pienamente quanto l'affare rifiuti, in Campania, sia ancora redditizio e faccia gola alla criminalità, che da sempre specula sulla pelle della povera gente: "Ce n'è per tutti… qua scenderà in campo mezza mafia della Campania".