Tra coloro che sono intervenuti sulla questione legata all'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli su corruzione, smaltimento illecito dei rifiuti e scambio di voto, nata in seguito ad una inchiesta video condotta da Fanpage.it, c'è Legambiente. Secondo l'associazione ambientalista, da sempre impegnata nella lotta contro il traffico illegale dell'immondizia, proprio grazie al lavoro del giornale online diretto da Francesco Piccinini, "si delinea un quadro complesso e per larghi tratti inquietante, confermando l’esistenza di modalità e meccanismi illeciti-criminali in vigore in Campania da anni. Confidiamo nell'operato della magistratura: ora si faccia fino in fondo chiarezza", come si legge in una nota ufficiale.

Secondo l'ultimo rapporto Ecomafia, realizzato proprio dall'associazione del cigno verde, sono in aumento i reati contestati nella gestione dei rifiuti e la Campania si conferma maglia nera a livello nazionale, con 936 infrazioni accertate, oltre mille le persone tra denunciate e arrestate, e con ben 463 sequestri, davanti a Sicilia, Puglia e Calabria che pure compaiono sul podio. A livello regionale, è la provincia di Napoli a fare peggio, con 388 infrazioni, 559 persone tra denunciate e arrestate e 303 sequestri. Ma non bisogna fermarsi qui.

"La criminalità ambientale- ha continuato Legambiente- non è comunque unica attrice protagonista dell’aggressione all’ambiente. Il palcoscenico è sempre stato affollato da una vera e propria imprenditoria ecocriminale che si avvale di professionisti e funzionari pubblici corrotti, colletti bianchi, uomini politici e delle istituzioni. La corruzione facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile, aprendo varchi nella pubblica amministrazione e tra gli enti di controllo, trasformando gli interessi collettivi in miserabili interessi privati e dando così la stura al sistematico saccheggio dei beni comuni".

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