Fumata nera sul ritiro dei 190 licenziamenti alla Jabil di Marcianise, in provincia di Caserta. Saltato nella notte il tavolo con il Governo e la Regione Campania, sindacati e la società per trovare un accordo, sarà riaggiornato probabilmente ad oggi. I licenziamenti sarebbero dovuti scattare il 23 marzo scorso, ma sono stati bloccati dall'emergenza pandemia del Coronavirus. L'azienda, infatti, una multinazionale americana che produce componenti elettroniche e installazioni telefoniche, ha aderito alla possibilità offerta dal Governo della cassa integrazione per 9 settimane per i lavoratori. Terminato il periodo degli ammortizzatori sociali, però, ha deciso di riprendere la procedura di licenziamento. “Si tratta di procedura che è stata vietata dal Governo in questi mesi di emergenza nazionale”, spiega Francesco Percuoco (Fiom Caserta) – Ieri era stato convocato un tavolo con il Governo, i sindacati e la società per “ribadire di ritirare i licenziamenti. Le altre 5 settimane per emergenza Covid19 devono essere usate per continuare il reimpiego”.

Disperati gli operai, alcuni si rivolgono agli usurai

Tra gli operai c'è sconforto, tra quelli che rischiano il licenziamento ci sono intere famiglie, marito e moglie operai in fabbrica, oppure operai con famiglie monoreddito. Alcuni si sono rivolti agli usurai per poter avere i soldi per tirare avanti. Tra i licenziati anche Pietro Delle Cave, familiare di vittima di camorra. Suo suocero fu ucciso nel 2008 dal clan dei casalesi per aver denunciato i suoi estorsori: "Io voglio continuare a crederci in questa terra, a lavorarci come voleva mio suocero, non vogliamo cadere nelle mani della criminalità".

“Non è possibile che una multinazionale si senta al di sopra delle leggi – spiega Francesco Percuoco della Fiom di Caserta a Fanpage.it – chiediamo il ritiro dei licenziamenti ed il governo sostiene la nostra posizione, è stato proprio il governo ad imporre il blocco dei licenziamenti durante la pandemia. Questa società da quando ha messo piede a Caserta, nel 2001, ha acquisito altre aziende, come Siemens, Marconi, poi la Eriksson, e ad ogni acquisizione faceva tagli di personale, invece di portare attività produttive. A giugno 2019 ha aperto una procedura di licenziamento per 350 lavoratori. Al 23 marzo l'azienda doveva procedere ai licenziamenti, ma con la pandemia ha accettato di prendere 9 settimane di cassa integrazione. Al termine delle 9 settimane ha pensato di poter procedere ai licenziamenti, nonostante i provvedimenti del Governo lo vietassero. C'è stata una reazione del Governo che noi abbiamo condiviso da subito”.

“Io sono un familiare di vittima di camorra – racconta Pietro Delle Cave, operaio Jabil a Fanpage.it -, mio suocero, Domenico Noviello, è stato ammazzato nel 2008 per aver denunciato i sui estorsori. Nonostante ciò noi crediamo in questa terra e vogliamo lavorare qui. È una fase delicata: siamo vessati in questo territorio. Viviamo in continua emergenza. Avere un lavoro e portare reddito a casa è importante, altrimenti si rischia di cedere alla criminalità. Io ho colleghi licenziati entrambi, marito e moglie o monoreddito. Qualcuno è andato in cerca di soldi ed è finito in mano agli usurai”.

Jabil, saltato il tavolo per evitare i licenziamenti

È saltato in nottata, quando sembrava tutto definito con il ritiro dei 190 licenziamenti, il tavolo sulla Jabil, tenuto in videoconferenza con il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e il sottosegretario Mise Alessandra Todde, l'azienda e i sindacati. Dopo un primo confronto a vuoto domenica, il vertice era stato riconvocato ieri alle 16. La riunione si è protratta fin oltre la mezzanotte, con una sospensione nel tardo pomeriggio per permettere ai rappresentanti Jabil di consultarsi sulla fattibilità di alcune soluzioni, come la richiesta di altre cinque settimane di cassa integrazione e il contestuale ritiro dei licenziamenti. La doccia fredda è arrivata poco prima di mezzanotte. “Alle 23 – spiega Antonio Accurso, Segretario Generale Uilm Campania – si era quasi siglato l'accordo per ritirare i licenziamenti, ma l'azienda alle 23.50, con un colpo a sorpresa, ha dichiarato di non voler proseguire su questa strada”. Il tavolo potrebbe riprendere questa mattina per un ultimo tentativo di scongiurare i licenziamenti. Per il rappresentante sindacale "la Jabil con questo atto mette in discussione la missione industriale e crea forte incertezza minando la sua credibilità. Chiediamo al Governo di tentare un'ultimo sforzo per riportare tutti al buonsenso o altrimenti di mettere in sicurezza il sito e accertare tutte le responsabilità”.