Questa mattina all'alba è scattata una vasta operazione anti camorra a Napoli. Nel mirino presunti esponenti dello storico clan Lo Russo, i cosiddetti ‘capitoni', sodalizio criminale che controlla da decenni il traffico di droga, le estorsioni e tutte le frodi in ambito commerciale in parte del centro fino all'hinterland Nord, dove si è alleato con altri clan e nonostante i numerosi arresti, riesce ancora a ‘dire la sua'. Ventiquattro le persone arrestate in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura di Napoli in una indagine coordinata dai pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice. In azione agenti della Guardia di finanza, dei carabinieri e della squadra mobile della Questura. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di traffico di droga, tentato omicidio, estorsione, detenzione illegale di armi comuni e da guerra, con l'aggravante di associazione mafiosa. In particolare si fa riferimento all'attuale capoclan Carlo Lo Russo, recentemente arrestato perché ritenuto responsabile dell'omicidio di Pasquale Izzi, avvenuto lo scorso marzo.

Individuate e smantellate diverse piazze di spaccio nell'area Nord di Napoli, con i relativi responsabili all'interno dell'organizzazione, e individuati gli imprenditori sottoposti a estorsione e i loro aguzzini. Dall'inchiesta è emerso come il clan avrebbe controllato in una sorta di monopolio imposto con la coercizione, distribuzione del pane, stabilendo addirittura il prezzo di vendita a catene di supermercati, botteghe e ambulanti. I militari del Gico della Guardia di finanza hanno sequestrato tre panifici riconducibili al clan. Così una ‘panella' veniva a costare 1 euro e 30 centesimi al chilo invece di un euro. L'inchiesta è basata sia sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sia su intercettazioni telefoniche ed ambientali. Il procuratore Giovanni Colangelo ha sottolineato come alcuni imprenditori si siano piegati alle richieste della camorra mentre altri si sono rifiutati e altri ancora hanno denunciato alle forze di polizia. Il procuratore ha evidenziato anche il ruolo importante rivestito dalle donne all'interno dell'organizzazione.

Il pane della camorra, guadagno garantito: +950%

Un affare garantito. Il pane della camorra frutta, eccome: dal grano al prodotto finito i prezzi a Napoli aumentano del 950% con il grano che è oggi pagato come trenta anni fa su livelli al di sotto dei costi di produzione attuali. Il dato emerge da un'analisi della Coldiretti. "Il grano viene pagato agli agricoltori 18 centesimi al chilo mentre il pane normale viene venduto a Napoli tra 1,6 e 2 euro al chilo secondo Osservaprezzi ma – sottolinea la Coldiretti – il prezzo aumenta di molto per i prodotti particolare, dai panini ai pani conditi. A preoccupare è il fatto che accanto alle distorsioni di mercato si possano verificare rischi per la sicurezza alimentare. Il settore delle farine, pane e pasta sale infatti sul podio della black list dei settori più colpiti dalla frodi secondo le elaborazioni fatte dalla Coldiretti nel Rapporto Agromafie, sulla base del valore dei sequestri effettuati nel 2015 dai Carabinieri dei Nuclei Anti Sofisticazione (Nas) I sequestri di farina pane e pasta adulterati o contraffatti – conclude la Coldiretti – hanno raggiunto il valore di 49,7 milioni di euro nel 2015".

Quando la camorra mette le mani in dispensa

Non è la prima volta che una inchiesta della procura fa luce su una questione del genere. Negli anni passati organizzazioni criminali hanno controllato ad esempio lo smercio dello zucchero raffinato e della distribuzione del caffè (clan dei Casalesi), delle carni (clan Polverino di Marano) e perfino dei gelati (clan dell'area Est di Napoli). "L'inchiesta sul monopolio della camorra sulla distribuzione del pane è la conferma che le organizzazioni criminale “ce la danno a bere” e "a mangiare" grazie a infiltrazioni profonde e consolidate in vari comparti del settore agroalimentare. Sono tanti i prodotti alimentari che “puzzano” d’illegalità e di mafia – scrive in una nota Legambiente Campania -. Sono ben 30 i clan mafiosi censisti da Legambiente in questi anni con le “mani in pasta”. A tavola è seduto il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, dai Mallardo alla mafia di Matteo Messina Denaro, dai Morabito ai Rinzivillo. E spesso i consumatori pagano un prezzo doppio: in termini di salute, ma anche di denaro, perché in molti casi è la criminalità organizzata a determinare il prezzo dei beni di prima necessità, sia a valle che a monte delle filiere".

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