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Covid 19

La guerra di Mondragone: se lo straniero è l’infetto e l’italiano è un contagiato

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Quello che sta accadendo a Mondragone, la rivolta nei palazzi ex Cirio zona rossa per coronavirus, va ben oltre la vicenda sanitaria. È un problema di tipo sociale che esiste da anni e che il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca ha tranquillamente ignorato. Ora quelle stesse tensioni hanno trovato il modo di esplodere.
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Quello che sta accadendo a Mondragone va oltre la paura del contagio da Coronavirus. È pura campagna elettorale, è soffiare sul fuoco della rabbia di chi è povero e va contro chi è ancora più povero.

È una questione infame, perché il virus non ha nazionalità, non ha passaporto: a Mondragone e in generale in tutta la zona Domizia, la polveriera, il calderone rovente pronto ad esplodere non è sanitario, è sociale. E Vincenzo De Luca per cinque anni se n'è lavato le mani , ora ha solo cambiato modo: usa l'Amuchina

Oggi si sancisce la sconfitta della strategia dell'imposizione, la favoletta del miracol favoletta del miracolo alla pizzaiuola contro il Covid19. A Mondragone è aperta la caccia al bulgaro e poco importa se magari vive in Italia da quando è nato, poco importa se prima di oggi il mondo l'ha trattato come invisibile e se n'è altamente fregato del fatto che vivesse in un tugurio orribile di mattoni alla periferia delle periferie.
Oggi lui, straniero, è «l'infetto», il colpevole. E l'italiano, la naturale e ovvia vittima, è «il contagiato».

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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. È autore del libro "Se potessi, ti regalerei Napoli" (Rizzoli). Ha una newsletter dal titolo "Saluti da Napoli". Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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