Carmine Esposito
in foto: Carmine Esposito

Pizzeria Napoli. Il nome è uguale a quello di tanti altri locali in giro per il mondo che di napoletano hanno ben poco, qui invece ci si lascia alle spalle il freddo dell'Antartide per entrare in un luogo magico dove lo stereo passa un vecchio pezzo di Pino Daniele e le pareti sono addobbate con foto di Diego (l'unico) e dei Quartieri Spagnoli. Qui a Puerto Natales, Regione di Magellano e dell'Antardide, in Cile, c'è un pezzo di Napoli.

A portare Partenope qua giù è stato Carmine Esposito, 25 anni di Piscinola, e l'ha fatto per amore. Fuori fa freddo, dentro il tepore accoglie i turisti come noi che si sono lasciati alle spalle la Patagonia argentina per oltrepassare le Ande, arrivare in Cile e seguire la strada che porta fino alla fine del mondo o come la chiamano qui la Ruta del fin del Mundo.

Il cartello della strada che porta "alla fine del mondo"
in foto: Il cartello della strada che porta "alla fine del mondo"

Oltre l'uscio c'è Carmine che impasta e prepara le pizze, accanto a lui sua moglie Romina che gestisce le comande e accoglie con il suo sorriso i clienti. Questa pizzeria grande poco più di un bugigattolo ha il pregio di essere a pochi metri dalla piazza principale del paese ed è il ritrovo di chi cerca riparo dal freddo e vuole assaggiare una vera pizza napoletana. Carmine ha gli occhi pieni di speranza, la speranza di chi emigra per realizzare i propri sogni, lasciando tutto, portandosi nel cuore quel tutto, fosse anche alla fine del Mondo.

Fuori è piena estate ma siamo in Regione Antartica e qui l'estate significa 4 gradi e vento gelido che soffia a 100 km/h. Dentro invece si respira odore di legna ma soprattutto l'amore tra Carmine e Romina. I due si sono conosciuti a Bournemouth, in Inghilterra, entrambi dipendenti di un locale italiano: lei serviva ai tavoli, Carmine alle pizze. Dopo qualche tempo decidono che il Regno Unito è solo una tappa del loro viaggio: preparano le valige e volano alla volta del Cile. Romina ha un legame speciale con Puerto Natales, lei argentina di Rio Gallegos, veniva spesso qui da bambina. Chissà cosa avrà pensato Carmine quando s'è trovato qua giù a 13 mila kilometri dalla sua Napoli.

Nonostante il freddo decidono che questa città climaticamente inospitale – in cui l'uomo è riuscito a insediarsi solo nel 1911 – sarà il loro porto sicuro dal quale partire. I primi tempi sono molto duri. Carmine lavora per due anni come pizzaiolo in una locale pizzeria gestita da svizzeri ma continua a coltivare con Romina un sogno: "Volevamo una pizzeria tutta nostra, era il nostro obiettivo fin dai tempi di Bournemouth, per questo ci siamo trasferiti qua". Quando gli chiediamo cosa l'ha spinto a lasciare un lavoro sicuro per lanciarsi nell'impresa risponde "Mia moglie e il fatto che non ce la facessi più vedere l'arte della pizza rovinata. Quando lavoravo nell'altra pizzeria impastavamo i pani e, senza neanche farli crescere, li dovevamo riporre in frigo. Per stenderli i miei colleghi usavano il mattarello. Era troppo!".

Carmine e Romina iniziano la ricerca di un locale adatto a ospitare la pizzeria dei loro sogni ma Puerto Natales è cara e un affitto costa 3/4 mila euro al mese (per un locale di 50 mq). Trovare qualcosa di accessibile sembra un'impresa disperata. Poi tutt'a un tratto un'anziana signora incantata del loro amore decide di dar loro a metà prezzo i locali che aveva affittato a un agenzia di viaggi: "L'abbiamo preso come un dono del signore" – racconta Romina -. E così i due iniziano a dividersi tra i loro rispettivi lavori e la ristrutturazione del locale: "Abbiamo fatto tutto da soli" – raccontano emozionati – "Le pareti di legno, la pittura, gli sgabelli, sono state tutte cose che abbiamo fatto poco a poco. Per realizzare le assi alle pareti siamo andati al porto a recuperare i bancali lasciati lì dai trasportatori". "E non ti dico per il forno" – racconta Carmine – "Il giorno che dovevano montarlo io ero di turno all'altra pizzeria, scappo per venire a vedere cosa stavano combinando perché avevo uno strano presentimento. E infatti mi accorgo che l'avevano costruito troppo basso con uno sportello davanti la bocca. Per fortuna sono riuscito a fermarli in tempo, quello non era un forno per la pizza napoletana!".

Nei mesi successivi Carmine e Romina dormono pochissimo, ogni pesos e ogni momento libero sono dedicati all'allestimento del loro locale. Ma anche in questa parte del mondo la burocrazia ha i suoi tempi e così, mentre aspettano le autorizzazioni per aprire, si ritrovano il 31 dicembre 2017 con soli 20 euro in tasca (il corrispettivo in pesos). "Dobbiamo iniziare, non abbiamo altra scelta" – dice Carmine a una titubante Romina -. Con scaltrezza i due aprono il locale nella notte di San Silvestro. Per non dare troppo nell'occhio la porta resta chiusa e i clienti sono portati dentro dalla giovane argentina che, non appena vede qualcuno fare capolino per capire cosa c'è dietro quella vetrina, apre l'ingresso li fa entrare e prontamente richiudendo l'uscio alle spalle per non dare troppo nell'occhio: "All'inizio non avevamo neanche i piatti per le pizze, le servivamo su dei taglieri di legno che avevo recuperato. M'ero inventata che era una cosa tipica napoletana, che potevo fare?" racconta Romina ricordando la fatica di quei giorni.

Ora le cose vanno molto meglio. La sera in cui li abbiamo conosciuti Carmine e Romina hanno servito quasi cento pizze finendo tutto l'impasto che il giovane pizzaiolo di Piscinola aveva preparato: "Basta Romina, se vengono altri clienti fermali perché non abbiamo più impasto" dice stanco a mezzanotte inoltrata. Sì perché qui, alla "fine del mondo", il tempo non segue i ritmi "normali". Qui mezzanotte c'è ancora la luce del sole e in molti entrano per una cena fugace. Sorride Carmine, è contento: "È la prima volta che finiamo tutto l'impasto, chissà cosa direbbe mio padre, lui che di pizze ne faceva anche 350 a sera". Sì perché Carmine non smette mai di pensare al padre, anche lui pizzaiolo: "Eccolo!" ci dice mostrandoci orgoglioso una foto del papà mentre ritira un premio, "Queste me le ha mandate lui" indicando commosso le due pale da pizza incrociate che tiene appeso al muro del locale, "non ti dico che casino per farle arrivare fin qua".

Il menu rilegato in legno e decorato a mano
in foto: Il menu rilegato in legno e decorato a mano

Carmine è stremato, Romina invece ha l'adrenalina di chi vede i propri sogni realizzati e ci mostra i cartoni per la pizza che loro stessi decorano: "Farli stampare costa troppo, per ora ci arrangiamo così". Poi prende orgogliosa il menù rilegato in un astuccio di legno "quando abbiamo aperto era un foglietto di carta, c'erano rimasti solo 20 euro e non potevamo stamparlo". E così, mentre assaggiamo variazioni sul tema come ad esempio la pizza con la carne di guanaco (molto buona), Carmine si rilassa sorseggiando una birra: "Siete i primi napoletani che si spingono fin qua giù, c'è stato anche qualche altro connazionale, ma pochi. Chi viene dall'Italia a volte si lamenta di alcune pizze che faccio per accontentare di più i gusti locali ma io devo adattarmi anche al mercato se voglio rimanere aperto. Certo le pizze della tradizione sono quelle ma sto sperimentando anche altri gusti" e ci porge un'altra fetta di pizza fatta con ingredienti locali. Gli accostamenti sono squisiti ma a colpire è soprattutto l'impasto, morbido come quello delle migliori pizzerie napoletane. La qualità della pizza è stata un richiamo per gli abitanti di Puerto Natales ma non solo. Nelle gelide sere antartiche il locale è affollato da francesi, tedeschi, statunitensi e spesso anche da due studenti milanesi che vengono qui per ritrovare i sapori di casa: "Sono qui con il programma Erasmus Mundus" ci rivela Carmine quando gli chiediamo chi fossero i due ragazzi italiani al tavolo, "vengono qua almeno un paio di volte a settimana, io sono contento quando li vedo".

Il primo menù scritto su carta della Pizzeria Napoli a Puerto Natales
in foto: Il primo menù scritto su carta della Pizzeria Napoli a Puerto Natales

Salutiamo Carmine e Romina che l'indomani devono percorrere oltre 400 km andata e ritorno fino a Punta Arenas per andare dal ginecologo. "Qua la vita è così, a Puerto Natales ci sono poche strutture, ti devi abituare alle distanze e al freddo. Pensa che d'inverno fa così freddo che le strade sono ghiacciate e non bastano le catene alle gomme, si sta chiusi in casa e gli unici mezzi che circolano sono quelli con le ruote chiodate". Ma nonostante il freddo, nonostante le distanze, nelle loro parole c'è un tanta emozione perché quella che li aspetta è una visita medica molto importante: Romina è in dolce attesa. "Nascerà a giugno ma torniamo a Napoli perché deve nascere lì" dice Carmine. Perché forse il figlio di Bellavista può nascere a metà strada tra Napoli e Milano ma quello di Carmine Esposito no, deve nascere a Napoli con un vecchio pezzo di Pino Daniele a fargli da ninna nanna.