L’assessore alla Scuola di Napoli, Annamaria Palmieri
in foto: L’assessore alla Scuola di Napoli, Annamaria Palmieri

“Bisogna dire basta ai ‘mercatini' degli studenti tra scuole. E lo dico a difesa degli istituti". È un fiume in piena Annamaria Palmieri, assessore all'Istruzione del Comune di Napoli. La delibera del Consiglio di Istituto del Liceo Classico “Sannazaro” al Vomero, che ha deciso per l'anno scolastico 2020-2021 di accordare una corsia preferenziale per le nuove iscrizioni ai residenti della I Municipalità di Chiaia, Posillipo, San Ferdinando, subito dopo quelli del Vomero-Arenella, dando loro precedenza rispetto ai residenti di altri quartieri e Comuni, continua a far discutere.

"Questa logica mercantilistica – spiega Palmieri – che ha messo le scuole sullo stesso piano dei negozi dove vai a comprare le scarpe, sta creando disparità tra gli istituti: alcuni sono sommersi da un boom di richieste di iscrizioni e altri invece rischiano di chiudere, come è successo al Garibaldi di piazza Carlo III, che è un ottimo istituto, ma ha avuto solo 300 iscrizioni ed è stato accorpato. L'autonomia, purtroppo, a volte genera dei meccanismi competitivi. Ma tutte le scuole devono avere la stessa capacità di inclusività e tutte devono essere considerate di pari qualità. Non si può far passare l'idea che alcune scuole abbiano una qualità superiore rispetto ad altre per il luogo in cui si trovano. Sbagliata la corsa alla scuola più premiata. Ma, poi, chi fa queste classifiche?”.

Assessore, il caso della scuola di via Trionfale a Roma, che sul proprio sito descrive la distribuzione dei suoi alunni nelle varie sedi in base all'estrazione sociale, ha riacceso i riflettori sul tema delle disparità nelle scuole. Che ne pensa?

“Un ripristino dei criteri di territorialità, pur nell'autonomia, aiuterebbe a evitare squilibri. Io credo che il Ministero della Pubblica Istruzione dovrebbe fare una riflessione sull'opportunità di ritornare al sistema delle platee territoriali che c'erano prima dell'autonomia. All'epoca io vivevo a via Giacinto Gigante e il Liceo Classico più vicino era il Vico. Lì ho fatto un percorso scolastico meraviglioso. I miei amici erano tutti del quartiere e ci sentivamo tutti uguali. Non c'era questa idea di una posizione diversa tra scuole”.

Cosa è successo, poi?

“Negli ultimi anni, le norme hanno generato una competizione tra gli istituti scolastici sul modello del marketing, che spinge a pensare che ci siano delle scuole migliori verso cui bisogna correre e questo provoca come effetto la necessità delle scuole di definire i criteri sulla base della provenienza dei propri alunni. Le scuole, in genere, fotografano una situazione. E una delle conseguenze nefaste l'abbiamo vista nel caso della scuola di Roma, dove, nel compilare il RAV, è stata descritta una platea divisa. Purtroppo, quando analizzi i dati storici delle provenienze degli alunni può capitare che al Liceo Classico emerga una prevalenza di studenti provenienti da famiglie benestanti e all'Istituto Professionale da famiglie meno abbienti. Ma le scuole devono combattere questo fenomeno di canalizzazione strisciante. D'altra parte, bisogna tenere presente anche il problema della capienza. Non si può dire prendiamo tutti e poi non avere le aule”.

Quali possono essere i criteri per le iscrizioni?

“Al primo posto, credo, ci debbano essere la continuità, per i ragazzi che non hanno passato l'anno precedente per esempio, e le esigenze familiari: se un ragazzo, per esempio, ha già un fratello o una sorella nella stessa scuola. Poi, i criteri di vicinanza. Fissare dei criteri per le iscrizioni è indispensabile, ma le scuole vanno sottratte a questo continuo mercatino”.

In che senso?

“Io non critico una scuola perché col suo Open Day o col PTOF cerca di esporre il meglio della sua offerta. Ma chiedo di aprire una riflessione sul perché è stata messa in quella condizione. Qual è il motivo che porta a cercare di iscriversi in un istituto piuttosto che un altro: i premi? Ma chi fa queste classifiche? Perché non ci interroghiamo sul motivo per cui in cima alla lista ci sono sempre i Licei? Ci sono scuole che sono in sofferenza perché includono moltissimi ragazzi, penso agli istituti professionali che hanno un altissimo numero di stranieri, disabili e persone con condizioni economiche difficili, che subiscono l'effetto contrario. Se uno studente qui raggiunge il 6, equivale a un 10 in un'altra scuola. Perché non si valuta anche il recupero dello svantaggio?”.