La criminologa Ursula Franco
in foto: La criminologa Ursula Franco

Ursula Franco è la criminologa toscana che coadiuverà la difesa nel caso di Maria Ungureanu, la bimba morta in circostanze da chiarire a metà giugno a San Salvatore Telesino (Benevento). La professionista, già impegnata nei casi di Elena Ceste e del delitto di Avetrana, è stata chiamata dal legale di Petru Daniel Ciocan, il rumeno nel mirino degli inquirenti per la morte della bambina.

Che ruolo avrà in questa fase delle indagini?
Sto fornendo all’avvocato Giuseppe Maturo un supporto criminologico e la mia esperienza in fatto di incidenti scambiati per omicidi. La posizione di Daniel è molto delicata, quando un incidente viene scambiato per omicidio è facile che gli inquirenti focalizzino su un soggetto e attraverso contorte ricostruzioni senza precedenti nella casistica criminologica, finiscano per incastrarlo, come è accaduto nel caso di Michele Buoninconti. La posizione del presunto colpevole di un omicidio che non c’è stato è molto delicata in quanto egli è purtroppo un colpevole insostituibile, non esistendone uno vero.

Che idea si è fatta, al di là delle accuse mosse a Ciocan, delle circostanze che hanno portato alla morte di Maria?
Dal poco che emerge dalle indagini ritengo che la morte della Ungureanu sia intervenuta in seguito ad un incidente di gioco. Maria, con tutta probabilità, in compagnia di altri bambini, si è recata nel giardino dove ha trovato la morte semplicemente per fare un bagno e prendendo esempio dai suoi compagni di gioco si è spogliata e gettata nelle acque della piscina. I graffi sulla schiena di Maria provano che la bambina entrò nel giardino attraverso un’apertura nella rete che solo chi frequentava quel parco poteva conoscere. È semplicemente una coincidenza che sia morta una bambina e che su di lei siano stati riscontrati i segni di pregressi abusi sessuali; non essendo contestuale alla morte, l’abuso non può essere ritenuto il movente di un omicidio e mancando il movente evidentemente non è difficile inferire che un omicidio non c’è stato. Inoltre, l’ipotesi del tentativo di violenza sessuale scaturito in un omicidio è insostenibile se non supportata da dati medico legali incontrovertibili.

Quindi che sarebbe accaduto quel giorno?
Credo che la bambina abbia incontrato alle giostre alcuni suoi compagni di giochi, forse coetanei o ragazzini poco più grandi di lei e che questi l’abbiano condotta, attraverso l’apertura nella rete, nel parco per fare un bagno in piscina, si spiegherebbe così il denudamento. I genitori della Ungureanu sostengono che la figlia non sapesse nuotare ma i bambini tendono ad emulare i propri compagni di gioco e per questo motivo Maria si sarebbe gettata in piscina. Infine, ritengo che il caso della Ungureanu non sia dissimile da quello dei due fratellini di Gravina in Puglia, Francesco e Salvatore Pappalardo, i cui amici di gioco tacquero nonostante fossero a conoscenza delle loro sorti e nonostante fosse stato incarcerato il padre dei due scomparsi, Filippo Pappalardo.

Secondo lei i riscontri che si attendono dai Ris metteranno la parola fine al caso individuando in maniera netta le responsabilità?
Non credo, le analisi scientifiche non sono quasi mai risolutive. Le analisi possono essere di supporto alle indagini tradizionali ma è necessario ricostruire i fatti nella loro globalità in modo preciso e secondo la logica, per attribuire eventuali responsabilità.

Senta, sul suo profilo Facebook lei non ha avuto parole tenere per i talk che si occupano dei casi di cronaca nera. Anche nel caso di Maria hanno avuto o hanno un ruolo?
Certamente, la morte di una bambina, per di più abusata, ha scatenato un’orda di miopi giustizialisti che non hanno le competenze per affrontare un caso giudiziario. Purtroppo le notizie che vengono diffuse dai media sono manipolate o frammentarie e vengono spesso interpretate in modo erroneo dagli pseudo esperti stipendiati dai vari programmi televisivi, programmi in cui nessuno è realmente interessato alla verità ed i conduttori appoggiano una tesi piuttosto che un’altra a seconda del loro ritorno in termini di share. L’abitudine, ormai consacrata, di disquisire in tv delle responsabilità di qualcuno in merito ad un reato così grave come l’omicidio non è innocua, i danni che può fare alle vite di coloro che finiscono per trovarsi sotto questa deformante lente d’ingrandimento possono essere incalcolabili, come nel caso di Michele Buoninconti. I media, non soltanto intrattengono la massa ma influenzano i testimoni dei vari procedimenti e spesso forgiano purtroppo anche il pensiero di inquirenti e giudici. Inoltre la pressione mediatica, come noto a tutti, è una delle cause di errore giudiziario.