Fuga delle famiglie più ricche dalla refezione comunale a Napoli. Nell'anno scolastico 2018-2019 persi oltre 1.100 iscritti alle mense nella fascia Isee con un reddito di oltre 26mila euro all'anno. Le iscrizioni, infatti, sono passate dalle 8.345 del 2017-2018 a solo 7.218. Sempre più famiglie rifiutano il pasto pubblico, preferendo il panino portato da casa.
I dati della refezione a Napoli
A quanto apprende Fanpage.it da dati comunali, è fuga di iscritti anche per le fasce meno abbienti: quasi mille bimbi in meno nelle fasce tra 0 e 2500 euro di reddito annuale Isee. Effetto, molto probabilmente, del nuovo sistema di iscrizione che dall'anno scorso si fa online, con verifiche incrociate sull'Isee con il database dell'Inps, e non sono più presentate in formato cartaceo alle segreterie delle scuole come avveniva prima. Numeri e dati che emergono dall'ultimo report degli uffici comunali alla Scuola, aggiornati alla fine dello scorso marzo. Il numero complessivo degli iscritti, ad ogni modo, resta pressoché stazionario a circa 28mila: comunque circa 3mila utenti in meno rispetto a due anni fa. Anche se il Comune incassa molto di più: nei primi tre mesi (novembre-gennaio) ben mezzo milione di euro in più.

Il nuovo piano mense del Comune
Si tratta dei primi risultati della nuova riforma delle mense scolastiche approvata dal Comune guidato da Luigi de Magistris. La refezione pubblica, infatti, è un servizio a pagamento offerto dal Municipio, che copre in parte i costi, chiamando gli utenti solo a una quota di partecipazione. Una parte dei fondi arriva dal Miur, il ministero dell'Istruzione, che versa circa un milione di euro all'anno, pari al 68% del costo. Per quanto riguarda il contributo degli utenti, invece, il sistema tariffario attuale è entrato in vigore il 29 marzo 2018 ed è articolato in 8 fasce contributive sulla base del valore Isee indicato dagli utenti nella domanda di iscrizione al servizio e prevede una contrubuzione calcolata a pasto: 0,75 euro per un Isee da 0 a 500 euro, un euro (500-2.500 euro), 1,30 (2.500-6mila), 1,60 (6mila-9mila), 2,30 (9mila-13mila), 3 euro (13mila-18mila), 3,80 (18mila-26mila), 4,70 (oltre 26mila euro di Isee). A questo si aggiunge la quota di iscrizione di 15 euro che pagano tutti indifferentemente all'avvio del servizio, da versare una sola volta nel caso si abbiano più figli.
Tra le novità introdotte lo scorso anno, la prima fascia, che in precedenza andava da zero euro a 2.500 è stata divisa in due, mantenendo la tariffa a 75 cent fino a 500 euro e portandola a un euro da 500 a 2.500. Mentre per chi ha reddito zero ed è in carico ai servizi sociali è prevista l'esenzione. Altra novità è stato l'aumento di 20 centesimi per l'ultima fascia di reddito, portata da 4,5 a 4,7 euro a pasto. La riforma è stata sostanzialmente confermata anche per il prossimo anno scolastico, con l'approvazione in consiglio comunale del bilancio di previsione.
Ed ecco i numeri degli iscritti nell'ultimo anno scolastico. Nella prima fascia (fino a 500 euro) si sono collocati 4.668 bimbi, più altri 4041 della seconda fascia (500-2.500), corrispondenti alla prima fascia di un anno fa. Altri 5.023 in terza fascia, 3176 in quarta, 2172 in quinta, 1455 in sesta, 885 in settima e 7218 in ottava, per un totale di 28.638. «Nella nuova fascia contributiva – scrivono gli uffici – da zero a 500 euro rientra il 16,30% dell’utenza. Un numero inferiore a quello preventivato sulla base dei dati dell’anno scorso e leggermente inferiore risulta anche l’incidenza dell’intera fascia contributiva da zero a 2500 euro. Tale riduzione è senza alcun dubbio ascrivibile alla nuova procedura adottata per l’acquisizione delle domande di iscrizione al servizio e per effettuare i relativi controlli».
«Subisce una contrazione, poi – prosegue il report – anche la fascia contributiva più alta, sebbene in questo caso sarà necessario indagare in profondità sugli effetti di un altro fenomeno, relativo ad alcune scuole cittadine nelle quali si registra una contrazione del numero degli utenti sull’onda di fenomeni di “rifiuto” del servizio pubblico a favore di soluzioni “fai da te”».
Il Comune sta incassando più soldi dalle famiglie
Nel complesso, però, la riforma garantisce migliori incassi. Anche se, è bene precisare, fare i confronti tra i diversi anni scolastici non è facile. La data di inizio del servizio, la distribuzione delle festività e dell’interruzione delle attività didattiche, assieme ad altri fattori possono fare la differenza. Nell’anno scolastico 2017-18 a novembre il servizio non era ancora partito regolarmente, quindi ci sono stati meno pasti distribuiti, mentre nel mese di gennaio 2019 il servizio non è stato erogato nell’intera I Municipalità di Chiaia-Posillipo.
Tuttavia, dai dati delle entrate accertati per i mesi di novembre, dicembre e gennaio 2017-2018 e per lo stesso periodo del 2018-2019 mostrano un miglioramento. Complessivamente un anno fa si incassarono circa 1,7 milioni. Quest'anno 2,2 milioni.
