Nel marzo del 2008, nel corso di un processo, minacciarono in aula la giornalista Rosaria Capacchione e lo scrittore Roberto Saviano. Per questo oggi il capo del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e gli avvocati Michele Santonastaso e Carmine D'Aniello, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Roma, Livio Sabatini, con l'accusa di minacce aggravate dal metodo mafioso. Il processo è stato fissato al prossimo 12 novembre. Nel procedimento si sono costituti come parti lese oltre Capacchione e Saviano, anche la Federazione Nazionale della Stampa, rappresentata in giudizio dall'avvocato Giulio Vasaturo e l'Ordine dei giornalisti della Campania.

Per questa vicenda un processo era stato già celebrato. ‘Teatro' del dibattito, il Tribunale di Napoli (presidente Aldo Esposito, pm Antonello Ardituro e Cesare Sirignano). La storia si era conclusa – parliamo di novembre 2014 – con la condanna di Santonastaso (storico difensore di Bidognetti e dell’altro capo clan Antonio Iovine, ora pentito) per minacce aggravate dal metodo mafioso. In sede di appello (presidente Fernando Giannelli), a ottobre del 2017, i giudici avevano ritenuto che la sentenza andasse annullata per incompetenza territoriale.

Soddisfazione per l'accettazione della costituzione di parte civile da parte del presidente della Federazione della Stampa, Beppe Giulietti: "Ci costituiamo parte civile – spiega – per aiutare a illuminare a giorno i covi di mafiosi e squadristi da dove partono le minacce contro i cronisti".