Un napoletano vero, con cui ha condiviso una vita, non solo quella professionale. Praticamente cresciuti insieme, frequentando gli stessi posti, le stesse amicizie, per poi intraprendere la carriera nel mondo delle spettacolo muovendo insieme i primi passi. Con la voce rotta dall'emozione Benedetto Casillo ricorda così Luciano De Crescenzo, morto nel primo pomeriggio del, 18 luglio, a Roma, dove era ricoverato da alcuni giorni.

"Senza essere banali né retorici – dice Benedetto Casillo, contattato da Fanpage.it – io devo gran parte della mia carriera a Luciano De Crescenzo. Mi ritrovo con lui in una napoletanità che ci appartiene, che ci apparteneva. Con la morte di Luciano scompare un poco quel mondo che era anche il mio. Ci siamo conosciuti prima ancora del lavoro nello spettacolo, frequentavamo la stessa cantina che si trovava di fronte alla stazione di Mergellina. Esisteva già un rapporto, a prescindere di quello che è venuto dopo. Era… è un amico, un punto di riferimento. Una stella polare. È una brutta perdita, non solo per me ma per tutti. I napoletani da oggi si sentiranno più soli. Con la scomparsa di Luciano abbiamo perso la Napoli vera. Luciano era come mio padre, che oggi avrebbe avuto la sua stessa età. Il modo di interpretare la vita, il rapporto di amicizia, il sorriso sulle labbra, quel modo di vivere con le mani profondamente dentro la vita.

Quando ho saputo che Luciano non c'è più mi è venuta in mente una immagine. Andammo a presentare insieme uno dei suoi libri a Positano, ci fermammo a cena insieme. Ce l'ho davanti agli occhi con un bavetto alla gola per non sporcarsi mentre mangiava del pesce. Come fanno i bambini. Vedere quest'uomo col bavaglino, un uomo anziano e saggio che tornava fanciullo, è stato vedere la vita nel suo splendore, nella sua pienezza. Preferisco immaginarlo così, col sorriso sulle labbra come un bambino".