Bud Spencer e Luigi de Magistris

Le sue radici erano piantate a Napoli. Qui aveva trascorso parte di una vita lunga 86 anni. E all'indomani della sua scomparsa, Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, ha unito tutti sotto il cielo, nel suo ricordo. Solamente lo scorso anno, il sindaco Luigi de Magistris gli aveva consegnato un premio alla carriera a palazzo San Giacomo. Il suo pensiero per Bud è arrivato stamattina: "A marzo dello scorso anno – ha scritto de Magistris – lo festeggiammo a Palazzo San Giacomo con un tributo alla sua splendida carriera. Lui diceva sempre che prima ancora di essere italiano era napoletano. E ne era fiero. Se ne va un pezzo di Napoli ma il ricordo della sua arte, della sua bravura sul set e della signorilità che ha contraddistinto la sua vita non ci lascerà mai. Ciao Bud, grande uomo, grande attore e grande sportivo"

Commovente il messaggio di Alessandro Cannavale, figlio dell'indimenticato Enzo: "Mi piace immaginarvi così, – scrive – di nuovo insieme: Piedone con il suo fidato brigadiere Caputo (interpretato proprio da Enzo Cannavale ndr.). La nostra infanzia dimenticata dove nei film non si usavano scene di violenze e morti ammazzati, dove i cattivi venivano messi giù da una scaricata di pugni e ceffoni e non da una pioggia di proiettili. Solo chi ha vissuto quel periodo può veramente capire. Stanotte sono triste è andato via un altro pezzettino della mia vita, il gigante buono il nostro supereroe napoletano…". Si unisce al coro anche l'ex governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, che pubblica una foto di qualche anno fa che lo ritrae insieme a lui: " ‘Grazie' è l'ultima parola che ha pronunciato, come racconta il figlio. Grazie a te, Bud Spencer".

Tra tutte le parole spese per Bud Spencer, ce ne sono alcune che hanno lasciato il segno, e sono quelle di Giuseppe Pedersoli, ex difensore civico del Comune di Napoli, che porta lo stesso suo cognome. A distanza di tantissimi anni, il commercialista ha deciso di svelare la stretta parentela con lui, quella che aveva da sempre nascosto a tutti: "Avrei tanto voluto conoscerlo. Non ci sono riuscito. Mi dispiace tantissimo. Si chiamava Carlo Pedersoli e questo ha fatto sì che mi abbiano chiesto un milione di volte, da Napoli a Budapest, da Frattamaggiore ad Amsterdam, se io fossi suo parente. Ho sempre negato, rispondendo: ‘No, non siamo parenti'. Ma adesso che è finito, ripeto quello che dicevo e dico a pochi: mio padre e lui erano cugini. Figli di fratelli". Poi conclude con un saluto particolare: "Eri un grande, Bud, ci hai regalato allegria e io voglio salutarti con la genovese che ho cucinato ieri per gli amici in occasione di Italia Spagna. Forza Bud, forza azzurri. E che la terra ti sia lieve".

Il gigante buono adesso non c'è più. Ma qui a Napoli il ricordo di quel corpo mastodontico che ha regalato risate ad ognuno di noi, è ancora vivido. E da questa notte, su un muro di via Ferrante, alberga il suo faccione, come sempre accigliato ma buffo. A rendergli omaggio, uno street artist che lo ha realizzato a tempo di record. Ciao Bud, è la Napoli che ti vuole bene.