La piccola di 5 anni ancora non sa che il fratellino Giuseppe è morto, ucciso dalle botte del compagno della mamma. Ma, ancora ricoverata in ospedale, comincia a chiedere, a fare domande: "Perché ci picchiava?". Quando gli psicologi lo riterranno opportuno, sarà proprio lei a fornire la testimonianza decisiva nei confronti del reo confesso Tony. Sarà proprio il racconto della sorellina del bimbo di sette anni ucciso a Cardito, Napoli, a consentire agli inquirenti di avere un quadro completo su quanto accaduto domenica. La bambina dovrà raccontare in che modo avvenivano le violenze e soprattutto perché. Se davvero Giuseppe, come ha ammesso Tony, è stato preso a calci e a pugni fino alla morte per aver rotto il letto.

Migliorano le condizioni della bimba

"La bimba è psicologicamente provata, ma avendo otto anni è pur sempre una bambina e riesce a dire cose abbastanza divertenti anche in questi momenti così difficili", ha dichiarato ai microfoni di Sky Tg24 Nicola Mansi, direttore della Uoc di Otorinolaringoiatria dell'ospedale Santobono di Napoli.  "Ieri, a poche ore dall'intervento di ricostruzione estetica a cui è stata sottoposta, doveva stare a digiuno per sei ore ma, con tutta la sua semplicità, ha chiesto un piatto di gnocchi e una cotoletta. E' assistita psicologicamente da un team specializzato e dal personale infermieristico, a cui va tutto il mio ringraziamento perchè stanno facendo di tutto per dimostrarle affetto e darle un'atmosfera serena e famigliare. Si trova ancora ricoverata in neurochirugia piantonata dalle forze dell'ordine", ha detto ancora il medico.