“Io lo disconosco come figlio, perché tutto quello che sta dicendo sono tutte palle”. Ciro De Tommaso, intervistato dal Tg2, ha preso le distanze dal figlio che ha deciso di diventare collaboratore di giustizia. Lo ha ripudiato, senza mezzi termini: Gennaro De Tommaso, alias “Genny la carogna”, ai magistrati secondo il genitore starebbe raccontando solo menzogne.

Nei giorni scorsi Genny la carogna, che ha incassato due condanne per traffico di droga, l'ultima a novembre, per 18 anni di carcere, aveva voluto incontrare i magistrati dell'Antimafia. Aveva chiesto anche di mettere in salvo la sua famiglia per timore di ritorsioni, ma i parenti sono scesi in strada per far sapere che non condividono la sua scelta.

“Se fosse stato un vero uomo – ha continuato il padre – avrebbe scontato la condanna in carcere per quel reato di droga che ha commesso. Ma per il resto non sa nulla”. Dal raconto di Gennaro De Tommaso i magistrati sperano di ricostruire nomi e organizzazioni dei traffici di droga del centro storico, oltre ai canali attraverso cui il capo ultras 42enne importava cocaina da Spagna e Olanda.

Ciro De Tommaso, pregiudicato, 64 anni, era stato arrestato l'ultima volta nel febbraio 2016, in esecuzione di un provvedimento di aggravamento di pena: già sottoposto alla libertà vigilata, era stato in più occasioni sorpreso insieme ad altri pregiudicati e quindi è stato condannato a scontare un anno in una casa lavoro.

L'anno precedente l'uomo, che aveva piccoli precedenti per ricettazione, era rimasto vittima di un agguato, verosimilmente una gambizzazione: gli avevano sparato contro mentre era nel bar che gestiva, la Caffetteria San Giorgio in via Vicaria Vecchia, a Forcella; erano circa le 13.30 del 25 febbraio 2015, lo avevano ferito con quattro colpi a una gamba e due a una mano.