«Non sono una irresponsabile, non sono andata in palestra sapendo di dover attendere gli esiti di un tampone per il Coronavirus. Io non sapevo di aver contratto il virus. Ho rispettato il lockdown, stavo bene, non sono mai stata a rischio contagio. Sa perché ho fatto un test sierologico? Perché sono andata a donare il sangue. E solo lì ho saputo di questa condizione». Valentina – il nome è di fantasia – ha poco meno di trent'anni, abita nella cintura Nord di Napoli , è una impiegata in smart working come tanti italiani in questo periodo: è la ragazza che è andata in palestra a Casoria, popoloso comune del Napoletano, nei giorni in cui l'Italia lentamente riapriva nella Fase 2 scoprendo qualche giorno dopo di aver contratto il Covid-19.

Contatta Fanpage.it perché ha una esigenza fondamentale: quella di chiarire i contorni di una vicenda nei giorni scorsi letteralmente esplosa online. «Ora sono a casa, in quarantena, non sono sottoposta a cure, fortunatamente. Ma sto male, sto malissimo  psicologicamente perché leggo i commenti orribili di certa gente sui social. Mi accusano di essere irresponsabile, di mettere a repentaglio le vite altrui, niente di tutto ciò. Voglio spiegare cosa è realmente accaduto».

Valentina racconta: «Quando è finito il lockdown come tutti ho cercato di riprendere la vita normale. Sono una donatrice di sangue, per me è una cosa importantissima. Donare è stata la prima cosa che ho fatto. E poi sono tornata in palestra, come tanta gente normale. In palestra, lo voglio dire, si sono comportati in maniera corretta, col distanziamento sociale, la sanificazione, il controllo delle temperature. Tornando alla mia vicenda, quando si dona il sangue si ricevono poi via email le analisi cui viene sottoposto il campione di plasma. A me anziché l'email m'ha chiamato l'ospedale Monaldi di Napoli, spiegando che erano stati rilevati anticorpi che segnalavano una infezione Covid trascorsa. Dunque ero ammalata, guarita e rimasta asintomatica? Così sembrava. Mi sono  messa in quarantena insieme ai miei familiari da subito e come si fa in questi casi ho avvisato tutte le persone con le quali ero stata in contatto, dunque anche la palestra». Qualche giorno dopo, invece, l'amara sorpresa: «Sottoposti a tampone, io e miei due familiari, abbiamo saputo che per me e per  mio padre il Covid-19 era ancora in atto, mio fratello non ce l'ha».

La Fase 2 per la ragazza e la famiglia inizia dunque nel peggiore dei modi: «Ora siamo a casa, ho dovuto avvertire tutti, la palestra e le mie amiche e fortunatamente chiunque abbia avuto contatti con me, sottoposto a tampone, non ha sviluppato il virus. Farò il secondo tampone nei prossimi giorni e spero di essere negativa, voglio uscire da questa storia. Però ci tengo a dirlo e ribadirlo: tengo alla salute mia, a quella delle persone che amo e a quella  della collettività; non sono una incosciente. Smettete di insultarmi senza sapere».