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Nuova inchiesta rifiuti, i pm certificano il fallimento di De Luca e De Magistris

Nei documenti dei giudici la cronaca del fallimento della gestione dei rifiuti di Comune e Regione Campania. Non hanno raggiunto gli obiettivi sulla differenziata, non hanno costruito gli impianti di compostaggio, gli eco distretti e i siti di stoccaggio. Il piano ecoballe è fermo al palo con 3,8 milioni di tonnellate ancora da smaltire. Finanziamenti disponibili e mai spesi. L’ipotesi di accusa è di omissione di atti d’ufficio, che avrebbe contribuito al permanere della infrazione europea contro l’Italia, per un danno di 195 milioni di euro.
A cura di Antonio Musella
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Per sapere se da un punto di vista giudiziario le accuse ai 23 indagati saranno sufficientemente solide bisognerà attendere il prosieguo delle indagini, ma da un punto di vista politico le 76 pagine scritte dai pm della Procura di Napoli guidati dal sostituto Procuratore Nunzio Fragliasso, sono una vera e propria certificazione del fallimento delle politiche sui rifiuti di Luigi de Magistris e Vincenzo De Luca. Una lunghissima sequela di delibere, atti, contratti di servizio con le società pubbliche, messi insieme dai magistrati dove si fissavano gli obiettivi da raggiungere sulla raccolta differenziata, gli impianti di compostaggio, la rimozione delle ecoballe e la creazione di siti di stoccaggio presso gli STIR. Tutti obiettivi miseramente falliti dal Comune di Napoli (9 anni di governo De Magistris) e dalla Regione Campania (5 anni di governo De Luca). Da qui la formulazione dell'accusa di omissione di atti d'ufficio che renderebbe gli indagati, secondo i pm, responsabili del permanere della procedure di infrazione dell'Unione Europea verso l'Italia per l'insufficienza del ciclo dei rifiuti in Campania. Un danno alle casse dello Stato stimato in 195 milioni di euro.

Disastro raccolta differenziata a Napoli, oggi saremmo dovuti essere al 60%

Raccolta differenziata, impianti di compostaggio, ecoballe, Stir, è diviso in capitoli il provvedimento della Procura di Napoli e analizza ogni aspetto del ciclo dei rifiuti del Comune di Napoli e della Regione Campania. Tra gli indagati oltre a Fulvio Bonavitacola, vice presidente della Regione Campania e assessore all'ambiente e Raffaele Del Giudice, assessore all'ambiente del Comune di Napoli e già presidente di Asìa, finiscono i manager delle aziende pubbliche e dei settori amministrativi dei due assessorati. Secondo la ricostruzione dei magistrati, le delibere del Comune di Napoli e il contratto di servizio tra questo e l'Asìa fissava il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata entro il 2019, ed inoltre erano stati individuati tutti i finanziamenti necessari per permettere ad Asìa di ampliare la raccolta differenziata porta a porta, acquistare nuovi mezzi e realizzare due eco distretti, uno a Scampia e l'altro a San Pietro a Patierno. A gennaio 2020 il risultato invece è uno zero totale. La raccolta differenziata nel 2019 è addirittura scesa sotto la soglia del 30% facendo risultare un calo rispetto agli ultimi anni, dove seppur lentamente era aumentata. I fondi individuati e trasferiti ad Asìa per l'acquisto di nuovi mezzi non sono stati spesi, così come non sono stati realizzati gli eco distretti. Infine la raccolta porta a porta non solo non è stata ampliata, ma addirittura si è arrivati alla mancata raccolta dell'umido dai cassonetti dedicati in strada. La gestione dell'Asìa, prima quella di Raffaele Del Giudice poi quella di Francesco Iacotucci e del Direttore generale Francesco Mascolo, anche loro indagati, è stata secondo i giudici disastrosa. Sulla differenziata di Napoli sul banco degli imputati ci finisce anche la Regione Campania. Palazzo Santa Lucia infatti doveva arrivare al 60% di differenziata in tutta la Regione nel 2019, secondo quanto scritto nel piano rifiuti dell'amministrazione De Luca. Obiettivi chiaramente non raggiunto. Inoltre, scrivono i giudici, la Regione Campania avrebbe dovuto commissariare il Comune di Napoli sulla raccolta differenziata per manifesta inadempienza, sostituendosi come ente di prossimità, e attraverso un commissario ad acta, permettere il raggiungimento degli obiettivi. Invece dalla Regione hanno lasciato fare.

La vergogna delle ecoballe: ancora 3,8 milioni da smaltire

"Vince e governa chi toglie le ecoballe" sostenne Vincenzo De Luca nella campagna elettorale del 2015 che lo portò alla guida della giunta regionale. Il governo Renzi gli diede fiducia concedendo ben 500 milioni di finanziamento per la rimozione delle ecoballe, con un cronoprogramma da rispettare. Il piano prevedeva la rimozione di quasi 5 milioni di tonnellate di ecoballe, la creazione di un impianto per la produzione di CSS (combustibile solido similare) e un ulteriore impianto a Giugliano per lo spacchettamento delle balle e il recupero della materia. Ad oggi, scrivono i giudici, al netto di qualche viaggio di ecoballe mandate all'estero, principalmente in Portogallo, tutto è drammaticamente fermo. Solo 458 mila tonnellate sono state trattate e ben 3,8 milioni di ecoballe sono ancora ferme tra il deposito di Taverna del Re e gli altri sparsi in Campania. L'impianto di Giugliano sarà realizzato solo nel 2022, mentre quello per la produzione di CSS solo nel 2023. E' questa, secondo i giudici, una della criticità principali che stanno contribuendo al permanere della procedura di infrazione europea nei confronti dell'Italia per l'inefficienza del ciclo dei rifiuti della Campania. Un danno stimato in 195 milioni di euro.

Compostaggio: il fallimento di Comune e Regione

Dopo la vittoria delle elezioni del 2011, la creazione di impianti di compostaggio a Napoli era la priorità di Luigi de Magistris. Tanto prioritaria che in 9 anni di governo della città ne ha realizzati zero. Dopo due anni dalle elezioni, nel 2013, una delibera della giunta De Magistris fissava la necessità della costruzione degli impianti di compostaggio nel Comune di Napoli, a cominciare da quello da realizzare nell'area di proprietà comunale a Napoli Est. Da allora sono passati ben 7 anni e la prima pietra, se tutto andrà bene, sarà messa nel 2023. Dieci anni per realizzare un impianto di compostaggio, sottolineano i giudici, mentre attualmente l'umido della città di Napoli viene portato fuori regione per un costo superiore alle 200 euro a tonnellata. Uno spreco di denaro pubblico enorme. Per questo i giudici ipotizzano che l'omissione di atti d'ufficio da parte dei manager di Asìa, dei dirigenti comunali del settore Ambiente, con la responsabilità politica dell'Assessore all'ambiente, abbia causato anche un danno erariale all'ente. Se Sparta piange, Atene non ride. Nell'impietosa analisi di delibere che fissano obiettivi mai raggiunti e determine che stabiliscono finanziamenti mai spesi, la Procura di Napoli mette sotto la lente d'ingrandimento anche gli impianti di compostaggio che doveva realizzare la Regione Campania. Nel 2017 un finanziamento di 230 milioni di euro stanziato dalla Regione Campania veniva destinato a realizzare 13 impianti di compostaggio in tutte le province.  Ad oggi nessun impianto è stato consegnato, ed anzi i giudici svelano con una apposita tabella quando saranno consegnati gli impianti finanziati dalla Regione, quelli di Battipaglia e Fisciano, in provincia di Salerno, apriranno nel 2021, quello di Pomigliano d'Arco nel 2022 e il resto tra il 2023 e il 2024. Quello di Avellino non sarà più realizzato mentre quello di Pontecagnano non è stato ammesso a finanziamento. Insomma, contando che nella prossima primavera si vota per le regionali, possiamo dire che gli impianti saranno conclusi, forse, quando terminerà la prossima consiliatura regionale.

Stazioni di stoccaggio: flop anche della Città Metropolitana

L'ex provincia ora Città Metropolitana di Napoli, guidata anch'essa da Luigi de Magistris, gestisce un settore importantissimo dell'impiantistica sui rifiuti in Campania, ovvero gli impianti STIR quelli dove i rifiuti raccolti dai Comuni vengono trattati e tritovagliati. Una delibera di Città Metropolitana del 2018 destinava alla SapNa, l'azienda pubblica controllata dall'ente di Piazza Matteotti, 10 milioni di euro per la realizzazione delle stazioni ecologiche di stoccaggio. A cosa servivano? Si tratta di aree di stoccaggio dei rifiuti da realizzare in prossimità degli Stir. Un'opera assolutamente cruciale per impedire il costante ripetersi dell'emergenza rifiuti. Il meccanismo più frequente che genera la crisi infatti è quello che vede i piazzali degli Stir riempirsi, gli autocompattatori attendere all'esterno in fila con la conseguenza che nessuno raccoglie i rifiuti dai cassonetti in strada. Le stazioni ecologiche di stoccaggio avrebbero permesso di evitare questa crisi. Ma anche qui, scrivono i giudici, i soldi ci sono e dopo due anni nulla è stato fatto. Intanto, periodicamente, Napoli resta invasa dai cumuli di rifiuti per la disperazione di cittadini e turisti. Per questo finiscono indagati anche Andrea Abbate, Francesco Iodice, Gabriele Gargano di SapNa oltre a Bonavitacola e i tecnici regionali.

L'ennesimo fallimento di una filiera istituzionale che negli ultimi 9 anni non ha sostanzialmente prodotto nulla in termini di impiantistica e performance. Luigi de Magistris, non indagato, doveva essere il "Sindaco di rifiuti zero", ma in nove anni non ha smosso di un passo la raccolta differenziata, non ha realizzato impianti di compostaggio, non ha realizzato gli eco distretti e non ha speso i soldi che erano destinati a questi progetti. Vincenzo De Luca, non indagato, doveva essere "l'uomo che rimuove le ecoballe" ma in 5 anni non ha minimamente scalfito le piramidi di rifiuti accumulate nei depositi campani, non ha realizzato i 13 impianti di compostaggio promessi e non ha raggiunto gli obiettivi di raccolta differenziata. L'ipotesi di reato lascia qualche dubbio sulla solidità, ma l'oggettività dei fatti non compiuti è sicuramente disarmante.

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