Raffica di proteste in Portogallo per la cattiva gestione delle discariche, da nord a sud i cittadini chiedono maggiori garanzie per la salute e stop ai cattivi odori. Il paese lusitano raccoglie 331 mila tonnellate di rifiuti da altri paesi dell'Unione Europea, grazie ai prezzi particolarmente vantaggiosi. L'Italia è il principale paese esportatore di rifiuti verso il Portogallo, ed in particolar modo è la Campania che esporta, tra ecoballe e residui degli Stir, gran parte della quota italiana. Ora il governo socialista guidato da Antonio Costa sta provando a correre ai ripari promettendo una restrizione delle importazioni di rifiuti dagli altri paesi. A rischio per la Campania, ci sono le quote di rifiuti che vengono inviate all'estero e che consentono la gestione ordinaria dell'intero ciclo.

Il paradiso delle discariche d'Europa vitale per la Campania

Da anni l'Italia ha individuato nel Portogallo il paese in grado di accogliere i rifiuti che non riusciamo a smaltire nel nostro paese. La Campania ha portato nella discarica di Setubal 20 mila tonnellate delle ecoballe accatastate nel deposito di Taverna del Re a Giugliano. L'esportazione è avvenuta in virtù del piano di rimozione gestito dalla Regione Campania guidata da Vincenzo De Luca e costato la bellezza di 500 milioni di euro e che ad oggi registra ritardi stratosferici nella rimozione dei rifiuti. Ma oltre alle balle sono finite in Portogallo anche 15 mila tonnellate dei residui degli STIR, (codice CER 19.11.11) che sono state conferite dall'azienda Milleservizi nella discarica Recivalongo di Sobrado, nel nord del paese nei pressi di Porto, sotto autorizzazione della Regione Campania. Altre 16 mila tonnellate sono state indirizzate verso il Portogallo dalla Città Metropolitana di Napoli tramite la PA Service che li smaltisce nella discarica di Seixal nell'area metropolitana di Lisbona.

Altro grande partner di Regione Campania e Città Metropolitana di Napoli è l'azienda portoghese "Gsr" che ha accolto una parte dei rifiuti inviati all'estero nella recente crisi dovuta alla chiusura dell'inceneritore di Acerra. Insomma lo "sfogo" delle discariche portoghesi è fondamentale per l'equilibrio di un ciclo dei rifiuti campani ormai strutturalmente fragile e incompiuto. Tra il 2016 e il 2017 il prezzo iniziale del costo a tonnellate che le aziende portoghesi chiedevano per ricevere i rifiuti italiani e campani era addirittura di 11 euro a tonnellata, una vera e propria miseria se contiamo che negli ultimi due anni invece il prezzo è salito a 200 euro a tonnellata. Un salasso per le casse degli enti pubblici campani, una boccata d'ossigeno per i cittadini che non vedono le strade invase dai rifiuti, ma anche un enorme businnes per le aziende e gli intermediari portoghesi che sui rifiuti hanno creato una bolla speculativa. Ma rimpinzare di rifiuti provenienti da tutta Europa il Portogallo non poteva che generare le proteste dei cittadini.

Il governo: stop a nuove licenze, a rischio le esportazioni

Le proteste sono esplose in diverse città che sorgono accanto alle discariche: a Sobrado, Alenquer, Azambuja, Sesimbra e anche a Sud in Algarve. Gli eurodeputati del Bloco de Esquerda, uno dei partiti di sinistra al governo, hanno interrogato la Commissione Europea per porre un limite all'importazione di rifiuti verso il Portogallo. "Le licenze che erano già state rilasciate termineranno a maggio e i nuovi arrivi di rifiuti verranno esaminati con criteri più stringenti perché negli ultimi tre anni l'importazione di rifiuti in Portogallo è cresciuta enormemente" ha dichiarato il Ministro dell'Ambiente João Pedro Matos Fernandes.  In Portogallo si è passati dall'importazione di 60 mila tonnellate di rifiuti nel 2016 a circa 331 mila tonnellate nel 2019, un vero e proprio boom che ha portato al peggioramento delle condizioni delle discariche. Per l'Agenzia Portoghese per l'ambiente (APA) di queste 331 mila tonnellate, 111 mila, provenienti per lo più da Italia e Malta, vanno direttamente in discarica. Secondo il governo sono 15 le discariche su cui verranno prese delle decisioni a cominciare dal divieto di ingrandimento degli invasi. Ma le decisioni riguarderanno soprattutto le autorizzazioni a conferire, del resto il governo socialista, recentemente rieletto, ha voluto dare una forte impronta ecologista alla campagna elettorale e davanti al dilagare delle proteste non potrà restare inerme.