La quinta sezione penale della Corte d'Assise di Napoli ha accolto le richieste avanzate dai pubblici ministeri e ha condannato Raimondo Caputo, detto Titò, all'ergastolo per le violenze e l'omicidio di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni scaraventata dal tetto di un edificio del Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014. Caputo era accusato anche di aver abusato delle figlie della sua ex convivente, Marianna Fabozzi, condannata invece a 10 anni di carcere per non aver impedito le violenze sessuali e per averle, anzi, coperte. Titò è stato condannato anche a 14 anni di reclusione per il reato di violenza sessuale, da scontare nel corso dell'ergastolo.

Determinanti per la condanna di Caputo e della sua ex convivente sono state le testimonianze delle figlie di lei, soprattutto dell'amichetta del cuore di Chicca, vittima insieme alle sorelle di abusi sessuali da parte di Titò. In una delle udienze erano stati ascoltati i colloqui della bambina con la psicologa della casa famiglia nella quale vivono le tre bambine, nei quali venivano descritti nei particolari gli orrori ai quali venivano sottoposte, così come Fortuna. "Gli adulti hanno ostacolato le indagini, i piccoli hanno permesso una svolta" ha commentato il pm aggiunto di Napoli Nord Domenico Airoma.

Al termine della requisitoria davanti ai giudici della Corte d'Assise, lo scorso 30 giugno, i pm Domenico Airoma e Claudia Maone avevano richiesto proprio la pena che, alla fine, è stata comminata: quella massima per Titò e 10 anni alla sua ex Marianna Fabozzi, che di recente aveva lasciato il carcere per gli arresti domiciliari. In una delle ultime udienza, Caputo aveva ammesso le violenze ai danni della piccola dell'amichetta della piccola Chicca, figlia della Fabozzi, ribadendo però, ancora una volta, la sua estraneità all'omicidio.

 Le prime parole di Caputo dopo la condanna

"Sono sereno perché sono innocente". Sono queste le prime parole pronunciate da Raimondo Caputo dopo la condanna all'ergastolo per l'omicidio di Fortuna Loffredo. Dalle sbarre della cella posta nell'aula della Corte d'Assise di Napoli, Titò ha parlato al suo legale Paolino Bonavita: "Possono darmi anche dieci ergastoli ma so di essere innocente.