"Ho saputo dal mio avvocato, Angelo Pisani, che Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi sono imputati nel caso di omicidio del piccolo Antonio Giglio. Beh, che dire, magari rimettessero in discussione anche il caso di mia figlia Fortuna, scoprirebbero che non sono è stato Titò". Così al telefono con Fanpage.it, Pietro Loffredo, il papà di Fortuna, la bimba precipitata dalle palazzine del rione Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014, esattamente un anno dopo la morte di Antonio Giglio, anche lui volato dal balcone.

Ripercorriamo i fatti: Caputo e Fabozzi, oggi sono condannati in via definitiva, il primo all'ergastolo per omicidio e la seconda a dieci anni di carcere per aver taciuto degli abusi sessuali perpetuati dal compagno Caputo (dettò Titò) ai danni delle sue due figlie. Oggi un nuovo elemento rimette in gioco il caso Loffredo, perché entrambi sono stati rinviati a giudizio, o meglio, sono stati raggiunti da un'imputazione coatta, con le accusa di omicidio e favoreggiamento per la morte del piccolo Antonio Giglio, 3 anni, precipitato dal settimo piano dello stesso stabile da dove sarebbe volata Fortuna, un anno prima. Stavolta i ruoli sono ribaltati: a lanciare nel vuoto il bambino, suo figlio, sarebbe stata Marianna, a fornirle appoggio sarebbe stato invece il compagno, Titò.

Pietro Loffredo, che da anni indaga per conto suo sulla verità del Parco Verde e in particolare sugli abusi sessuali, però, non ci crede. "Quello di Antonio Giglio è stato un incidente, forse, ma quello che so per certo è che a uccidere mia figlia non è stato Titò, anzi, vi dirò di più, anche gli abusi non sono opera sua, ma di qualcun altro."I giudici – si sfoga Pietro, che oggi vive fuori regione – si sono sbagliati. Da quando è morto Federico Bisceglia, il pm che seguiva il caso, è stata fatta una grande confusione. Io, che da anni non faccio che studiare le indagini, non ho alcun dubbio: i colpevoli sono altri e non abitano più nel Parco Verde. Mi auguro – conclude – che la riapertura del caso di Antonio possa in qualche modo influenzare anche il caso di mia figlia. Gli assassini, lo ripeto, sono liberi".