I colleghi poliziotti, gli operatori delle altre forze dell'ordine, ma anche semplici cittadini. Alle 19 di oggi, 7 ottobre, erano tutti lì, in via Medina, per dare l'ultimo saluto a Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nella sparatoria davanti alla Questura di Trieste. I colleghi napoletani e della provincia di sono dati appuntamento davanti alla Questura di Napoli per una fiaccolata, per fare simbolicamente luce sul loro ultimo viaggio e non lasciare da soli i "fratelli di giubba". Dopo le fiaccole, e un momento di preghiera, l'area si è illuminata con le luci dei lampeggianti, poi i presenti si sono lasciati andare a un lungo applauso commosso.

Tra i poliziotti in divisa, quelli che ogni giorno battono le strade sulle volanti e che avevano lo stesso ruolo operativo di Demego e Rotta, è sceso anche il questore Alessandro Giuliano, che si è stretto ai "suoi ragazzi" e alle famiglie di quei due poliziotti morti in servizio. Pierluigi Rotta era originario di Pozzuoli, mentre il collega Matteo Demenego era di Velletri.

I sindacati di Polizia: "Noi nel mirino, niente più sconti a nessuno"

"Non faremo più sconti a nessuno, in particolare al legislatore – dice Felice Romano, segretario nazionale del Siulp – perché riteniamo che il miglior modo di commemorare i nostri defunti sia quello di pensare ai vivi. In questo paese si è invertito l'onere della prova, ormai tutti sono innocenti fino a prova contraria tranne che per chi indossa l'uniforme. Questo ha condizionato troppo gli operatori delle forze di polizia, a punto tale che anche l'utilizzo delle manette o delle fascette sono diventate un problema. Quello che conta in questa vicenda è che in questo paese chi delinque ha la convinzione scontata della totale immunità, in questo paese non si va più in carcere. Non è possibile che chi rende un servizio debba subire queste violenze da parte di chi sa di essere impunito. Noi chiederemo al Parlamento di farsi carico di questo, abbiamo un'aggressione ogni 4 ore a chi indossa una uniforme, in paese civile questo non può accadere".

A chiedere maggiore chiarezza su quello che è successo Tommaso Delli Paoli, segretario nazionale del Silp Cgil-Uil, ed Ernesto Morandini, segretario nazionale del Sap, invoca invece una maggiore sicurezza per le forze dell'ordine.

La sparatoria a Trieste, due agenti uccisi in Questura

La giornata di follia di Trieste comincia la mattina del 4 ottobre, quando una donna denuncia di essere stata rapinata dello scooter. Nel pomeriggio Carlysle Stephan Meran telefona alla Sala Operativa della Questura di Trieste: il responsabile era stato il fratello, che soffre di problemi psichici, e si dice disponibile ad accompagnare i poliziotti da lui. Alejandro, raggiunto dal fratello e dagli agenti, appare collaborativo, calmo. Con lui ci sono Rotta e Demenego, che lavorano "sulle volanti", sono in servizio nella stessa pattuglia all'Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Trieste.

E Alejandro Meran resta tranquillo anche quando varca la soglia della Questura. Poi, il caos. Chiede di andare in bagno, quando esce afferra la pistola di Pierluigi Rotta e gli spara al petto e all'addome. Demenego sente gli spari e corre verso il collega e viene colpito anche lui, alla spalla sinistra, al fianco sinistro e alla schiena.

Carlysle, terrorizzato, si barrica all'interno della Questura mentre il fratello semina il panico: corre nella struttura, spara verso altri poliziotti e, armato di due pistole, spara contro gli agenti del corpo di guardia, che rispondono al fuoco. Riesce a uscire in strada e prova a entrare in una volante parcheggiata, poi spara ancora, questa volta contro la vettura della Squadra Mobile. Gli agenti rispondono al fuoco, lo colpiscono e lo disarmano. Matteo Demenego e Pierluigi Rotta muoiono poco dopo.