Sabrina Efionayi, nota sui social come Sabrynex, classe 1999, studentessa e scrittrice di origini nigeriane nata a Castel Volturno (Caserta), inizia con quest'articolo una collaborazione con Fanpage.it.

La scusa più ovvia che si usa di fronte a scene come quella della bimba di 3 anni che, incalzata dal padre, racconta come gli altri bambini, all’asilo, la chiamino "cacca" a causa della sua pelle scura , è dire che tutto ciò che i piccoli fanno, lo fanno perché mossi dall’innocenza.

Sono bambini, si dirà. Sono ingenui. Metterlo in dubbio è impossibile. Ma come si può agire di fronte ad una scena simile? Come si può insegnare loro ad accettare le diversità? Dunque sono i genitori della piccola a doverle far apprezzare la propria pelle, visto che gli altri non sono stati in grado di insegnare ai propri figli ad apprezzare le differenze altrui?
Episodi del genere ce ne sono tutti i giorni; quando accadono ai bambini è facile archiviare il tutto con la scusa dell’innocenza. L’unica cosa che mi viene da pensare è che quando una bambina così piccola, con la sua pelle e i suoi tratti distintivi, si sente paragonata ad una “cacca", di dolce e innocuo non c’è poi così tanto.

Sabrina Efionayi, scrittore
in foto: Sabrina Efionayi, scrittore

Ricordo di essermi trovata di fronte ad una scena simile alle scuole medie: ero un po’ più grande, ma la prima volta che certe cose te le senti dire non sei mai grande abbastanza. Uscivo da scuola e due ragazzi, più grandi, sui sedici anni – ripetenti, ovviamente – usarono lo stesso aggettivo ma con più cattiveria

Io sfilavo davanti a loro per poter uscire dalla struttura e l’imbarazzo, a dodici anni, era davvero tanto. I pensieri miei dell’epoca e quelli della bambina del video sono gli stessi. «Perché non sono nata bianca?».
Per un periodo ho pensato addirittura che essere nata nera fosse un’avversità, quasi una punizione, che non tutti erano neri perché non tutti avevano avuto la stessa sfortuna. Di fronte allo specchio, a dieci anni, mi chiedevo quante possibilità ci fossero che io dovessi ritrovarmi proprio in questo corpo.

Quando si è così tanto diversi dal resto dei tuoi compagni, soprattutto a quest’età, certi pensieri è quasi impossibile placarli. Pensi che se fossi nata bianca sarebbe stato più semplice, che i tuoi compagni non ti avrebbero mai additata, considerata diversa. Sentirsi dire di sembrare una "cacca", poi, non è certo il complimento più bello che si possa ricevere.

Lei dice di voler bene solo ad Antonio, l’unico bambino che le dice che è bella. Ora che ci penso anche io, da bambina, alle scuole elementari, avevo il mio Antonio. Purtroppo un solo Antonio non basta a liberarti da tutte le cattiverie degli altri mille bambini. Questo lei però lo capirà in futuro.

Da bambina ti chiedi: «Perché non sono bianca?».
Ma da ragazza ti auguro di risponderti: «Perché avrei dovuto esserlo?».
Imparando così che la tua cultura, qualunque essa sia, ha dell’unicità. E che la tua pelle è unica.