20 Maggio 2015
12:43

Racket e violenza in zona Università, quattro arresti

L’arresto di quattro uomini del gruppo camorristico emergente dei Martinelli-Porcino ha permesso di fare luce su un vasto sistema di racket ed estorsioni ai danni di ambulanti, commercianti e anche proprietari di appartamenti della zona tra Palazzo Ammendola e Santa Chiara. Nel registro degli indagati nell’ambito dell’operazione compare anche Gennaro Fittipaldi, 24enne ucciso pochi giorni fa davanti alla sede dell’università.
A cura di Angela Marino

Dopo l'assassinio del 24enne Gennaro Fittipaldi ucciso lo scorso 18 maggio a via dei Chiavettieri, di fronte alla sede dell'università di Napoli, le indagini sul giro di racket in cui era coinvolta la vittima hanno portato all'arresto, contestualmente, di quattro persone, risultate affiliate al clan egemone nella zona, quello dei  Martinelli-Porcino. Si tratta di Vincenzo Martinelli, 48 anni, i suoi due figli, Rosario, di 24 anni e Salvatore, 23 anni, e Mariano Porcino, 25 anni. Nell' elenco delle persone indagate c'era anche il 24enne Fittipaldi, legato allo stesso gruppo camorristico. I 4 sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Napoli con l'accusa di estorsione e spari a scopo intimidatorio. Per loro pende anche l'accusa di porto e detenzione abusivi di armi comuni e da guerra, aggravati dalla finalità mafiosa.

La sparatoria davanti alla sede universitaria a Mezzocannone

L'operazione ha origine dagli spari in via Sedile di Porto, nel centro di Napoli, avvenuti in orario di punta, il 15 aprile scorso, proprio nei pressi della zona universitaria centrale. Nel raid a scopo intimidatorio nessuno rimase ferito. Da quanto ricostruito dai carabinieri l'episodio sarebbe riconducibile a uno scontro interno ai gruppi camorristici della zona che si sfidano per la supremazia del business del pizzo tra Palazzo Ammendola e Santa Chiara. Autore della sparatoria di Mezzocannone sarebbe proprio il gruppo di fuoco della fazione emergente dei Martinelli-Porcino. Lo scopo era quello di intimidire i commercianti.Attraverso il racket e la violenza, il gruppo stava imponendo la propria supremazia nella zona taglieggiando ambulanti e negozianti.

Violenze e minacce ai commercianti: "Paga o ammazzo tuo figlio"

Nel corso delle indagini sul giro del racket nel centro storico, è emersa la particolare efferatezza del gruppo emergente dei Martinelli-Porcino. Nel contesto investigativo sono state documentate le fasi delle richieste estorsive del gruppo di cui faceva parte anche Fittipaldi. Le vittime venivano minacciate e terrorizzate con frasi del tipo "Da adesso qui comando io", "noi siamo il sistema", "portiamo i soldi o ammazzo te e tuo figlio". Parole urlate durante i raid a colpi di pistola. Il pizzo veniva imposto ai commercianti, agli ambulanti e anche ai proprietari degli appartamenti della zona: le richieste di estorsione si aggiravano intorno ai mille euro al mese, per negozianti e commercianti, e a diverse migliaia di euro per i proprietari degli appartamenti locati. In questo caso la cifra aumentava sensibilmente se la vittima era proprietaria di più abitazioni in affitto.

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