È agghiacciante il quadro che Giovanni Melillo, procuratore di Napoli, fa durante la conferenza stampa per illustrare gli oltre 100 arresti a carico dei clan della cosiddetta Alleanza di Secondigliano: l'ospedale San Giovanni Bosco era secondo gli inquirenti «diventato la sede sociale dell'Alleanza di Secondigliano». In pratica gli uomini dei Contini controllavano il funzionamento dell'ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali. «L'ospedale era diventata la base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione certificati medici falsi». Dunque c'era anche il concorso di medici ed infermieri corrotti, una base di camici bianchi a servizio della camorra. Più in generale, ha proseguito Melillo, "l'ospedale sembra essere stato la base logistica indispensabile per tessere le trame delittuose che hanno consentito la moltiplicazione delle truffe assicurative, la predisposizione di certificati medici falsi".

Camorra d'accordo coi medici?

La partecipazione di medici e infermieri in maniera massiccia è un elemento se non nuovo, quanto meno inquietante  perché riscontrato in maniera strutturata. Chi operava al San Giovanni Bosco doveva avere a che fare col clan Contini in un modo o nell'altro poiché il nosocomio era una sorta di "sede" dell'Alleanza di Secondigliano. Come venivano ‘ingaggiati' i medici? La partecipazione – spiega lo stesso procuratore Melillo  «c'era, a volte avveniva per motivi di paura, altre volte era legata a una coincidenza di interessi», ha spiegato il procuratore, precisando anche che nessun medico o sanitario sia finito agli arresti». Nessuno è stato arrestato ma al tempo stesso, spiegano dalla Procura, da nessun professionista si è levata una voce contro quest'andazzo.